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Maggio: un mese tutto al femminile

donna_testa.jpgSiamo arrivati alla fine di mggio, uno dei mesi più belli dell’anno: la primavera, i colori, il sole sempre più caldo, la festa della mamma, la rinascita. Sì, il mese di maggio è decisamente speciale!

Ma è speciale anche dal punto di vista della salute: rappresenta un momento di iniziative importanti dedicate alla donna, sottolineando in particolare l’importanza della prevenzione. Che cos’è la prevenzione? È quell’insieme di azioni che mira a ridurre i rischi per la salute. È un momento davvero importante, ma ancora oggi capita di non prenderlo in considerazione, forse solo perché pensiamo che se stiamo bene che necessità c’è di fare controlli? Invece non è così!

Dobbiamo dedicare tempo alla prevenzione, questo è l’unico modo per mantenere il nostro corpo e la nostra mente in uno stato di salute e benessere.

La prevenzione inizia fin da piccoli e continua per tutto l’arco della nostra vita, in particolare nei momenti particolarmente sottoposti a rischi.

Ma cosa significa fare prevenzione? Si parte da azioni semplici mirate agli stili di vita, quali una corretta e ben bilanciata alimentazione, movimento e attività fisica, evitare comportamenti dannosi come alcool e fumo. Ma non solo. Fare prevenzione significa anche attivare una serie di controlli periodici che mirano all’identificazione di particolari malattie nel loro esordio, per poter fare una diagnosi precoce e trattare in tempi molto brevi la patologia.

Il nostro sistema sanitario nazionale ha investito molto in quelli che vengono chiamati test di screening, ovvero dei test per specifiche malattie che vengono offerti a tutta la popolazione, femminile e maschile. I test di screening specifici al femminile sono il pap-test e la mammografia, due esami semplici e banali che possono scoprire patologie in fase precoce e quindi attivare una serie di cure per mirare alla completa guarigione.

I test di screening salvano davvero la vita!

Sono offerti gratuitamente a tutte le donne: il pap test è offerto a tutte le donne tra 25 e 64 anni ogni 3 anni e la mammografia a tutte le donne tra 50 e 69 anni ogni 2 anni. La Asl di riferimento invia una lettera direttamente con un appuntamento, basta solo presentarsi. Ancora oggi però, dopo tanti anni di diffusione di tale pratica, spesso molte donne non rispondono all’invito.

Sono tante quindi le iniziative che cercano di sensibilizzare le donne: il mese di maggio ne è veramente ricco. Da due anni a questa parte è stata istituita anche una giornata nazionale per la salute della donna, il 22 Aprile, giorno della nascita di Rita Levi Montalcini; questa giornata dà il via a tantissimi eventi dedicati alla salute della donna per tutto il mese di maggio. Se non si è risposto agli inviti, questo mese è un’ottima occasione per recuperare. Mese di maggio, mese dei fiori, ma anche mese della prevenzione: mettiamoci in agenda ogni anno tutti gli appuntamenti dedicati alla nostra salute, in particolare al femminile.

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica

 

Tocco gentile, atto d’amore: il massaggio nei bambini

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Il massaggio è sempre stato un’arte antichissima, tramandata di generazione in generazione nelle diverse civiltà e culture.

Negli ultimi tempi si stanno riscoprendo i suoi benefici in campo medico come valido strumento di prevenzione e cura. I benefici non riguardano solo chi viene massaggiato, ma anche chi massaggia, in questo caso il genitore, generando una sensazione di benessere e di gioia; ovviamente ne giova soprattutto il rapporto che piano piano si sta creando tra genitore e figlio.

Il massaggio rappresenta un modo per trasformare il naturale desiderio di contatto reciproco tra genitori e figli, in uno strumento in grado di contribuire positiva mente allo sviluppo del piccolo: lo aiuta a sviluppare la giusta confidenza con se stesso, migliorando la sua capacità di relazionarsi con gli altri, il grado di autostima e di sicurezza futuri.

A livello fisico sono innumerevoli i vantaggi e i benefici del massaggio: stimola il sistema nervoso, favorendo un opportuno sviluppo delle funzioni vitali; rinforza il sistema immunitario; migliora le funzioni digestive; attenua disturbi come stitichezza, insonnia, singhiozzo; migliora le funzioni respiratorie e attenua la tosse; favorisce il corretto sviluppo dell’apparato muscolare e calma il bambino.

Attenzione però! Lo spirito con il quale ci si appresta ad effettuare il massaggio deve essere quello appropriato, cioè con il giusto grado di concentrazione e amore. Non deve mai essere considerato come un dovere o una semplice abitudine. I bambini sono più sensibili degli adulti e percepiscono maggiormente lo stato d’animo di chi li tocca.

Ogni bambino possiede una ricettività diversa nei confronti del massaggio; sarà necessario armarsi di pazienza e cercare, soprattutto le prime volte, di accontentarsi e di eseguire solo piccole parti della sequenza, alternandole in modo da riuscire a massaggiare tutto il corpo. Progressivamente il bambino dovrebbe abituarsi e divenire via via più ricettivo.

Alcuni piccoli accorgimenti: fare in modo che l’ambiente dove massaggerete il vostro bambino sia accogliente e soprattutto a una temperatura adeguata; cercare di avere una luce soffusa e, se si desidera, si può provvedere ad un leggero sottofondo musicale che rilassi il bambino; cercare di sorridere e di mantenere il contatto visivo con il bambino; parlare al bambino con un tono di voce calmo, comunicandogli quello che state per fare, chiedendo il permesso si può utilizzare aromaterapia e cromoterapia per aiutare la fase di rilassamento utilizzare per il massaggio un olio naturale (mandorle, jojoba…).

Il massaggio può essere sperimentato fin dalla nascita: più cresce e più il bambino vi manderà i segnali di cosa gli piace di più, finché non sarà lui stesso, da grande, a guidarvi. È una vera esperienza che cresce con lui.

Provare per credere!

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica

 

Realtà contro finzione: chi vince quando arriva un bambino?

coppia_01.jpgCapita molto spesso di accendere la TV e trovare una donna che sta per partorire. “Si sono rotte le acque, sto per partorire!!”, sentiamo spesso dire, vedendo donne urlanti e sangue dappertutto.

Ma è tutto così reale? Spesso le immagini hanno un fortissimo potere sulla mente delle persone e l’idea che passa è quella che le donne partoriscono in quel modo, tra dolori atroci, immerse tra una tortura e l’altra. E quindi una donna che sta davvero per partorire vive l’ansia di dover subire tutto questo.

Il parto non è così! La nascita di un bambino è un momento davvero fantastico, sicuramente faticoso, ma di certo differente rispetto a quello che i film ci vogliono far vedere per aumentare la suspance. Intorno alla nascita c’è amore, dolcezza, tenerezza; spesso luci soffuse, musica rilassante, acqua calda fanno da cornice ad una situazione in cui si rimane a guardare in silenzio, per la paura di disturbare, di rompere quel bellissimo equilibrio che la coppia crea nel viaggio di attesa del loro figlio, nelle ultime ore che li separano dal conoscersi. Questa è la realtà. Ma quel che prevale continua ad essere la finzione televisiva.

E allora le donne, vinte dalla paura, cercano ogni metodo per allontanare il dolore, cesareo o epidurale, dimenticando che sono cose che non aiutano ma limitano e complicano quelle situazioni fisiologiche che la natura ha creato a misura di donna, che non porterebbe mai all’eccesso. E poi? Nasce il bimbo e Tate televisive si adoperano per dirci come allattare i bambini, infilando ciucci e biberon dappertutto, spinti da sponsor di grande calibro, oppure promuovendo strategie anti-fisiologiche che portano a trattare i neonati come dei robottini. Regole sugli orari, regole sulle poppate, regole sul sonno… ben vengano le regole, ma non per i neonati. I neonati hanno esigenze importanti, che non sono vizi o capricci ma sono bisogni fondamentali, che non si limitano solo ai bisogni primari, come mangiare e dormire, ma anche bisogni legati ad esempio al contatto e all’essere contenuti. E invece insinuano l’idea che i neonati possano viziarsi, che l’allattamento a richiesta sia sbagliato e che bisogna abituarli fin da subito alle esigenze dei grandi. Basta rifletterci un pochino per rendersi conto di quanto possa essere assurdo avvalorare queste ipotesi. Però la TV continua a mandarci questi messaggi e i neo-genitori, spesso in confusione per il grande cambiamento, non riescono a tirarsi fuori da questo boom di messaggi francamente errati. Quindi, impariamo a discriminare la realtà dalla finzione: una nascita va vissuta, un bambino conosciuto, una famiglia correttamente supportata e consigliata, dal vivo!

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica

Attività sportiva e gravidanza...

donna_incinta_02.jpgChi è sportiva da sempre, anche nel momento in cui scopre di aspettare un bambino, sente il bisogno di continuare a praticare sport; le sedentarie incallite, invece, si guardano bene dal cominciare a muoversi proprio adesso, credendo che sia più prudente starsene tranquille e a riposo.

E invece la gravidanza non è una malattia, e non ci si deve comportare come se si fosse malate. È vero che in gravidanza è necessario adattare l’allenamento al proprio stato, ma se il ginecologo dà il via libera, praticare un’attività sportiva procura notevoli benefici alla futura mamma e al suo bambino. Tranne che per le gravidanze a rischio (minaccia d’aborto, placenta previa, minaccia di parto pretermine, ritardo di crescita fetale), fare attività fisica nei 9 mesi è raccomandato, perché mantiene il tono muscolare, soprattutto dei muscoli paravertebrali che aiutano la schiena a sostenere il peso del pancione; inoltre favorisce la circolazione sanguigna, prevenendo gonfiori e pesantezza delle gambe.

Non solo: muoversi aiuta a tenere sotto controllo il peso corporeo e stimola il rilascio di ormoni (endorfine) che infondono buonumore a mamma e feto.

Infine avere un fisico allenato consente di andare incontro con più agilità alle fatiche del parto, aumentando anche la tolleranza al dolore.

Inoltre alcune condizioni patologiche legate alla gravidanza, come il diabete e l’ipertensione gestazionale, possono migliorare con l’attività fisica, limitando il ricorso ai farmaci necessari per controllare tali patologie.

Vanno bene tutti gli sport, tranne quelli che hanno un alto rischio di cadute o che implicano contatti corpo a corpo, che potrebbero comportare traumi all’addome molto pericolosi.

Sono sconsigliate anche le attività che prevedono corse o salti, perché possono aumentare la contrattilità uterina.

Quindi care mamme, se la vostra gravidanza è fisiologica ed il ginecologo lo consente, bando alla pigrizia e via libera a nuoto, acquagym, yoga, pilates o semplicemente passeggiate a passo sostenuto. L’esercizio fisico, se praticato con costanza e con le dovute cautele, anche in gravidanza fa bene a voi e al vostro bambino. Quindi non abbandonate le scarpe da ginnastica e buon allenamento!

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologa

 

La diagnosi prenatale sul sangue materno

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Di recente si sta diffondendo un esame prenatale non invasivo (NIPT – Non Invasive Prenatal Testing), che consente lo studio del DNA fetale circolante nel sangue materno.

Si tratta di un test di screening, eseguito a partire da un semplice prelievo di sangue della mamma in attesa, per valutare il rischio che il feto sia affetto da alcune anomalie cromosomiche relative ai cromosomi 21, 18, 13 e ai cromosomi sessuali X e Y.

Il test si basa sul principio per cui nel sangue materno circolano cellule del feto, o meglio della placenta, che contengono lo stesso corredo genetico fetale. Grazie a particolari procedure si può isolare questo DNA, in modo da non confonderlo con quello materno, e replicarlo in laboratorio fino a ottenerne una quantità sufficiente per l’analisi.

Il test può essere effettuato a partire dalla 10° settimana di gravidanza, e il suo principale vantaggio è che, essendo non invasivo, non comporta rischi né per la mamma né per il bambino. La risposta viene fornita in 8-10 giorni, e sembra estremamente affidabile, avendo un’attendibilità intorno al 99% nel rilevare la trisomia 21 (sindrome di Down), al 98% per la trisomia 18 (sindrome di Edwards), all’80% per la trisomia 13 (sindrome di Patau), e al 95% per la monosomia X, con percentuali di falsi positivi inferiore allo 0.1%. Il test consente, inoltre, la determinazione del sesso fetale, informazione gradita alla paziente e soprattutto utile alla gestione di eventuali malattie genetiche legate al sesso. Attualmente il test trova indicazione solo su gravidanze singole, poiché in caso di gestazione gemellare pur identificando un’eventuale trisomia, non è in grado di attribuire il dato patologico al gemello corrispondente. Va tuttavia precisato che questa metodica è una tecnica di screening e non di diagnosi; pertanto non può assolutamente sostituire tecniche diagnostiche tradizionali, come la villocentesi e l’amniocentesi. Per cui se il test fornisce un risultato positivo, le società scientifiche raccomandano di confermarlo con uno di questi esami diagnostici.

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologa

Sfatiamo il mito del gatto e della toxoplasmosi in gravidanza

bimba_gattino.jpgIntorno a gravidanza, parto, allattamento, lo sappiamo bene, ancora aleggiano molti miti popolari, assolutamente non supportati dalle evidenze scientifiche.La toxoplasmosi è un’infezione di cui è responsabile il protozoo Toxoplasma Gondii, parassita diffuso tra i mammiferi, soprattutto fra i gatti. Questo tipo di infezione, se contratta fuori dalla gravidanza, è assolutamente innocua, mentre se contratta durante il periodo della gestazione può provocare dei danni. È per questo che si fa tanta attenzione e se ne discute molto. Vediamo però di fare un po’ di chiarezza.

Innanzitutto, quando si programma la gravidanza, è possibile verificare se abbiamo già contratto in precedenza l’infezione, visto che lascia un’immunità a vita; nel caso l’avessimo contratta possiamo stare tranquilli, altrimenti è semplicemente il caso di utilizzare delle strategie di prevenzione e ripetere mensilmente il test.

Sfatiamo subito quindi il mito in questione: se abbiamo un gatto in casa, stiamo programmando una gravidanza oppure si è già instaurata e non abbiamo contratto in passato la toxoplasmosi, assolutamente, non è il caso di mandare via il povero gatto, come invece molti pensano. Sbagliato è, anche se non abbiamo noi stessi il gatto in casa, non recarci più a casa delle persone che invece lo possiedono, per paura di contagio.

È vero, il gatto è un veicolo, perché le ovocisti del protozoo si trovano nelle sue feci, ma la trasmissione non avviene in maniera diretta, piuttosto ingerendo le ovocisti che si trovano appunto nelle feci del gatto; ma parliamo di gatti randagi, che possono mangiare a loro volta animali infetti.

Dunque per questo, tra le strategie preventive, si consiglia di non mangiare carni crude, insaccati crudi, di maneggiare la carne cruda che deve essere cotta con i guanti e successivamente lavarsi bene le mani, di lavare bene la frutta e la verdura con la giusta soluzione disinfettante.

I nostri poveri amici gatti, che tra le altre cose sono alimentati con cibo in scatola, non devono essere allontanati da casa, anzi. Forse, per eccesso di zelo, l’unica accortezza che possiamo avere è quella di maneggiare la lettiera con i guanti e ricordarci di lavarsi in seguito bene le mani. Per il resto le strategie di prevenzione sono quelle elencate in precedenza. Quindi, non abbandoniamo o trasferiamo il nostro gatto, ne soffriremmo noi e lui, per un’idea falsa, che ancora appartiene alle credenze popolari.

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica

Diventare mamma in una terra straniera

neonato_02In un tale cambiamento rivestono notevole interesse i fenomeni migratori.

L’Italia è, nello scenario europeo, il paese che si è caratterizzato per il maggior dinamismo di nuovi ingressi di immigrati, trasformandosi quindi da tipico Paese di emigrazione a terra di immigrazione, con una prevalente “femminilizzazione” dei flussi migratori.

Questo ha determinato una serie di problemi organizzativi da un punto di vista sociale e anche sanitario.

In particolare si è registrato un aumento del tasso di natalità, che tra gli stranieri è circa il doppio del dato medio della popolazione italiana, con età al parto al di sotto dei 30 anni, decisamente inferiore dell’età media delle italiane.

Il parto rappresenta, pertanto, la maggior causa di ricovero nei diversi gruppi etnici, ponendo gli ostetrici a dover affrontare le problematiche di questa tipologia di pazienti, anche abbastanza difficili da gestire, considerando che molte giungono all’attenzione dei sanitari senza avere a disposizione una chiara storia ostetrica, dal momento che nella loro cultura la gravidanza non è considerata una malattia, ma una situazione totalmente fisiologica tanto da non prevedere controlli medici.

Le donne immigrate sono in effetti meno medicalizzate, anche se non sono del tutto infrequenti alcune patologie infettive (TBC, Lue, Epatiti), alle quali c’eravamo da tempo disabituati.

Sono presenti, a volte, nelle donne extracomunitarie vari fattori che aumentano il rischio ostetrico: l’anemia di diversa origine (carenziale, sideropenica, da parassitosi, da emoglobinopatia), le infezioni dell’apparato genito-urinario, l’alimentazione in alcuni casi insufficiente (malnutrizione), in altre sproporzionata con eccesso di grassi e zuccheri, e un conseguente eccessivo aumento ponderale con possibile insorgenza di patologie ostetriche (diabete, ipertensione), le anomalie del canale del parto (bacino androide), dei genitali esterni e della vagina (per pregresse lacerazioni da parto o per gli esiti di pratiche, come l’infibulazione).

Allo stesso tempo dobbiamo anche rilevare un diverso atteggiamento delle straniere nei confronti del parto rispetto alle nostre connazionali, con minore ansietà e aspettative, e maggiore capacità di tollerare e assecondare il dolore, con naturalità e fatalismo, tanto da giustificare il minor ricorso al taglio cesareo in certe etnie.

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

Incinta o no? Quali sono i primi segni del corpo femminile in stato di gravidanza?

donna incintaDurante le tanto attese vacanze estive, molte coppie decidono di mettere “in cantiere” un bimbo; ecco pertanto che proprio in prossimità della stagione autunnale le donne possono vivere dei cambiamenti fisiologici a carico dell’intero organismo.

Ancor prima di acquistare il comunissimo test di gravidanza in farmacia, i primissimi sospetti di un probabile concepimento andato a buon fine sono dati dalla comparsa di segni quali la nausea e il vomito che si evidenziano soprattutto al mattino: probabile aumento di salivazione, gastralgie e pirosi, stipsi, eventuali mutamenti dell’appetito e del gusto. Questi segni possono comparire già a partire dalla 5°/6° settimana di età gestazionale. La comparsa di zone di ipercromia cutanea, fenomeno frequente in particolar modo a carico della linea alba (linea nigra), anche se l’intensità dell’ipercromia è variabile da caso a caso.

Il sintomo chiave che fa sospettare a una donna lo status gravidico è l’amenorrea, ovvero l’assenza del ciclo mestruale in particolar modo nelle donne regolarmente mestruate. Nel 6-7% di tutte le gravide nella prima metà della gestazione possono comparire perdite ematiche tali da simulare una mestruazione. Talvolta si tratta di una perdita ematica in coincidenza con l’annidamento dell’embrione.

Le modificazioni mammarie sono abbastanza caratteristiche della donna gravida, ancora prima della decima settimana la donna può avvertire un senso di tensione ai seni. L’aumento di volume è corrispondente solo dopo la decima settimana e successivamente può verificarsi la secrezione di piccole quantità di colostro, il primo latte materno necessario e fondamentale nell’alimentazione del bambino nei suoi primissimi giorni di vita.

L’aumento di volume dell’addome, generalmente a partire dal secondo trimestre di gravidanza e a seguire, lo si osserva quando l’utero supera i confini della pelvi.

Generalmente, per avere una conferma, si è soliti adottare i più semplici fra i metodi immunologici effettuati sulle urine. Le varie preparazioni disponibili in commercio per la diagnosi di gravidanza hanno sensibilità variabili da tipo a tipo. In donne con ciclo ovarico regolare di 28 giorni con ovulazioni il 14° giorno e se la donna è gravida, si ottengono reazioni positive già verso il 6°-8° giorno dopo la prima assenza della mestruazione ed eccezionalmente anche un paio di giorni prima.

Un’altra metodica utilizzata è il dosaggio delle hCG (gonadotropina corionica) dosata direttamente sul sangue tramite un prelievo venoso, la quale risulta essere positiva pochi giorni dopo che è avvenuto l’impianto in utero da parte dell’embrione.

In caso di concepimento avvenuto, la gestante si appresta a vivere un viaggio lungo circa 40 settimane ricco di emozioni, sensazioni, percezioni uniche, un viaggio dove fondamentali sono i professionisti sanitari che accompagneranno la donna fino alla nascita e oltre, ruolo unico e fondamentale è quello svolto dal futuro papà, fonte di supporto e condivisione per la futura mamma.•

a cura dott.ssa Paola Consiglio
ostetrica

ACCOMPAGNARE LA NASCITA: la magica esperienza del corso pre-parto

corso pre partoSpesso quando si sente parlare di corso pre-parto, ci si immagina un corso in cui qualcuno ti parla e tu sei li ad ascoltare cose dette e ridette, ma soprattutto ci si immagina qualcuno che ti studia in tutto ciò che dici, per capire se sarai o meno un bravo genitore.

Ma sicuramente non è così e soprattutto non sono tutti uguali.

Per anni queste tipologie di corsi sono stati chiamati impropriamente “Corsi di preparazione al parto”, come ad indicare che per partorire e per nascere bisognasse essere preparati da qualcuno che ne sapesse di più.

Ma partorire è una competenza innata della donna, come nascere è una competenza innata del bambino; da questa considerazione è cambiata anche la denominazione di tali corsi, chiamati ora “Corsi di accompagnamento alla nascita”.

Il periodo della gravidanza e del parto sono momenti molto particolari, legati alla magia della nuova vita che si sta portando in grembo…è questo momento così intenso che si vuole “accompagnare” con questo corso.

Per fare ciò, esistono diverse tipologie di corsi, andando dal classico corso pre-parto, prevalentemente teorico, al corso basato sulla metodologia del parto attivo, teorico-pratico, in cui si riconosce la centralità della donna, della coppia e della triade; dà la possibilità di sperimentare, attraverso il lavoro corporeo, le proprie capacità di risposta alle diverse situazioni, usando la respirazione naturale per alleviare le tensioni e i fastidi, per mettersi in comunicazione con il bambino, imparando le diverse posizioni per poter gestire il dolore in travaglio e facilitare la nascita.

Tutto è orientato alla promozione della salute, al porre le basi per l’evoluzione fisiologica della gravidanza, per favorire la relazione genitoriale, attraverso un potenziamento delle competenze innate.

Ovviamente non mancano momenti di divertimento, legati dalle dinamiche di gruppo che consente di superare le difficoltà insieme.

I corsi contengono anche incontri dedicati al ritorno a casa e all’allattamento, perché spesso ci si concentra solo sulla nascita e poi? Il buio! Invece, partecipare a un corso in cui si può capire come organizzarsi praticamente, cosa comprare evitando spese inutili, come gestire le piccole difficoltà quotidiane, sicuramente, dà un’autonomia alla coppia non indifferente.

Il papà, di solito, ha uno spazio dedicato in tutti gli incontri.

E se aspetto un secondo figlio? È inutile fare il corso? Assolutamente no! Perché ogni gravidanza è a sé e ha bisogno di momenti da dedicare alla triade. Quale modo migliore?

Colori, musica, creatività, situazione intima confortevole e rilassante: questa è la cornice di tutto questo, per poter condividere una magica esperienza insieme.• 

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica

Come continuare ad allattare il nostro bimbo e tornare al lavoro?

Per molte mamme il rientro dalle vacanze potrebbe coincidere con il ritorno al lavoro dopo la gravidanza. 

E allora come fare se stiamo ancora allattando il nostro bambino? Dobbiamo interrompere l’allattamento al seno dopo tutta la fatica fatta nei primi giorni dopo il parto? E come gestire il distacco inevitabile con nostro figlio, dopo tanto tempo trascorso insieme? 

Inutile ripetere che il latte materno è l'unico nutrimento totalmente naturale e completo per i neonati. Esso contiene tutto ciò di cui il bambino ha bisogno: proteine, grassi, lattosio, vitamine, ferro, minerali, acqua ed enzimi, nelle esatte quantità necessarie per una crescita e uno sviluppo ottimali. Contiene inoltre tutte le sostanze che prevengono la formazione di batteri nocivi nell'intestino.

Nel caso il piccolo abbia meno di 6 mesi e si alimenti esclusivamente con il latte materno, è possibile iniziare a raccoglierlo, spremendo il seno manualmente o con un tiralatte, e conservarlo, così da farne una scorta con cui nutrire il bimbo nei momenti in cui la mamma è al lavoro. Sarà necessario un periodo di prova per impratichirsi con la raccolta del latte e abituare il seno ad una diversa stimolazione. Proprio per questo si consiglia di iniziare ad estrarre il latte e congelarlo già nei primi mesi di vita del piccolo. Il momento migliore potrebbe essere un’ora dopo la poppata del risveglio, ma può andare bene anche raccogliere piccole quantità dopo ogni poppata, oppure tirarlo da un seno mentre il piccolo sta poppando dall’altro. Sempre meglio rivolgersi all’ostetrica di fiducia per essere consigliati nel migliore dei modi.

Il latte materno può essere conservato in vari modi: a temperatura ambiente (fino a 10 ore tra 19-22 °C, 4-8 ore se la temperatura esterna è superiore a 25 °C); nel frigorifero (per 5 giorni con una temperatura tra 0°-4°); nel congelatore (mediamente 3-4 mesi a seconda del tipo di congelatore). 

Quando possibile, è comunque consigliato allattare il piccolo prima di uscire di casa e al ritorno. I primi tempi nostro figlio potrebbe chiederci di restare più a lungo attaccato al seno quando siamo in casa, per recuperare l’affetto e la sicurezza attesi durante la nostra assenza

Nella maggior parte dei casi, i piccoli non hanno problemi a nutrirsi dal biberon in assenza della mamma, ma quando la mamma è in casa chiedono di essere nutriti al seno e rifiutano il biberon. 

Fondamentale nella gestione di questa fase è trovare una persona fidata e rispettosa delle nostre indicazioni che si occupi del bambino, in modo che anche noi mamme possiamo vivere il distacco dal piccolo il più serenamente possibile.•

 a cura dott.ssa Ivana Catapano
ostetrica

Mamme, prendiamoci cura della nostra salute!

bambini e mammeSettembre è il mese dei nuovi propositi. Tutte noi, alla ripresa del nuovo anno lavorativo, facciamo progetti e programmi: palestra, dieta, sana alimentazione. Quest'anno care amiche vorrei suggerirvi un altro buon proposito: prendiamoci cura della nostra salute e sottoponiamoci a quei semplici controlli ginecologici tanto importanti per il nostro benessere e fondamentali per vivere meglio e più a lungo.

Innanzitutto consiglio a chi non lo fa da almeno un anno di eseguire un pap test. Si tratta di un esame citologico che indaga le alterazioni delle cellule della cervice uterina, la cui funzione principale è di individuare nella popolazione femminile donne a rischio di sviluppare un carcinoma del collo dell'utero. Attraverso il prelievo di una piccola quantità di cellule dell'eso e dell'endocervice questo test permette di individuare quelle lesioni displastiche che negli anni possono portare, se non precocemente individuate e trattate, al cancro della portio uterina, permettendo di eseguire in casi specifici ulteriori approfondimenti diagnostici (colposcopia, biopsia, HPV DNA test....).

Inoltre il pap test può dare utili indicazioni sull'equilibrio ormonale della donna e permette il riconoscimento di alcune infezioni batteriche, virali o micotiche. Questo esame andrebbe eseguito regolarmente una volta all'anno, massimo ogni 3 anni, da tutte le donne dopo l'inizio dell'attività sessuale o comunque a partire dai 25 anni di età. Si può eseguire anche in gravidanza, senza alcun rischio per il feto.

Un altro esame fondamentale per la donna è lo studio del seno: il carcinoma della mammella è il primo tipo di tumore per diffusione e mortalità nella popolazione femminile, anche se oggi fortunatamente le sue probabilità di cura sono molto alte.

Gli esami cardini nella prevenzione di questo tumore sono la mammografia e l'ecografia mammaria, che non sono uno l’alternativa dell’altro ma sono complementari

La mammografia è un esame radiografico, non doloroso, effettuato tramite basse dosi di raggi X, che consente di individuare precocemente noduli non ancora palpabili o alterazioni ghiandolari dubbie. E’ consigliato una volta all'anno e al massimo ogni due a partire dai 40 anni. Se ci sono fattori di rischio si può anticipare la mammografia dai 35 anni.

L'ecografia mammaria è un'indagine semplice e sicura, basata sull'emissione di ultrasuoni che non provocano alcun danno all'organismo, nemmeno in gravidanza. Essa consente di individuare eventuali formazioni all'interno del seno e distinguere tra quelle a contenuto liquido e quelle solide. otto i 40 anni l’ecografia mammaria va eseguita ogni anno. Dunque care mamme vogliamoci bene e pensiamo alla nostra salute, che poi inevitabilmente si riflette su quella dei nostri figli... Alla prossima!!

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologa

I papà del terzo millennio tra visite ginecologiche, ecografie e sala parto

donna incintaNella mia seppur breve carriera professionale ho visto cambiare la figura e il ruolo dell'uomo, che ha accanto una compagna in dolce attesa.

All'inizio mi capitava di incontrare “maschi” che non volevano entrare in ambulatorio durante la visita della loro partner, per paura di sentirsi a disagio. A volte neanche la possibilità di vedere o sentire il cuoricino di quel “fagiolino” li allettava a tal punto da superare remore e timori.

Oggi sempre più frequentemente mi trovo di fronte uomini attenti, pronti a rispondere a domande su ultima mestruazione, perdite vaginali e disturbi vari della loro compagna, prima ancora che questa abbia avuto il tempo di aprire bocca. 

Sono i nuovi “papà in attesa”, quelli che sanno tutto di gravidanza e allattamento come un ginecologo provetto, che presenziano a ogni visita ed ecografia per vedere il “piccino” in diretta, che partecipano al corso preparto soprattutto nella puntata dedicata al papà, che fanno shopping premaman assieme alla mamma, scoprendo reparti di negozi dove mai nessun uomo era giunto prima, e che si aggireranno per la città con marsupio e passeggino, orgogliosi del loro pargoletto come pavoni!! 

Non sono creature aliene, ma i papà di oggi, che hanno provato una sensazione di felicità appena saputo di essere in attesa, seguita a ruota da preoccupazione e senso di peso per la nuova responsabilità, senza contare che dovranno avere la pazienza di un monaco buddista per far fronte alle paure di lei e ai suoi continui sbalzi di umore....

Per gli uomini il processo per diventare papà è un po' più lungo rispetto alla donna, che vede trasformarsi il corpo, sente i movimenti del bambino e si sente mamma fin dall'inizio.

Per l'uomo il discorso è diverso: certo arriverà il momento in cui poggiando una mano sulla pancia della compagna potrà sentire il bambino muoversi, ma sarà solo quando lo vedrà in carne e ossa che si sentirà finalmente un papà. 

Forse proprio per potersi appropriare al più presto del loro ruolo, sono sempre di più gli uomini che decidono di accompagnare la loro donna in sala parto e di assisterla durante il travaglio e il parto: un modo per incoraggiarla e magari condividere anche con l'esterno l'emozione del lieto evento, attraverso selfie e filmati in diretta!! 

Se fino a qualche decennio fa, il parto riguardava solo le neo-madri, e gli uomini erano relegati a lunghe ore in sala di attesa, ora la presenza del partner in sala parto (con o senza smartphone!) è sempre più frequente, e 9 uomini su 10 partecipano all'atto conclusivo della gravidanza.

Certo è estremamente facile e probabile che qualcuno di questi nuovi papà si emozioni al tal punto da perdere i sensi. Gli svenimenti sono all'ordine del giorno: facilmente si intercetta il papà a rischio mentre impallidisce e barcolla, così da invitarlo a uscire o quanto meno a sedersi, per evitare che precipiti a terra, o peggio ancora sulla donna, al primo vagito del nascituro. 

Comunque, cari nuovi papà, tranquilli: tutto quello che dovrete affrontare in sala parto è solo una goccia di quell'oceano di felicità che è il vostro bimbo; e per voi neomamme aver avuto accanto il vostro compagno nel momento più delicato della vita, non fa forse diminuire il dolore, ma fa un sacco di piacere, e sicuramente i ricordi di quei momenti non sarebbero gli stessi senza l'immagine di lui mezzo svenuto dal sonno e dalla fame, accartocciato su una sedia per i rigori dell'aria condizionata!•

a cura dott.ssa Claudia Filidi 
ginecologa

Tra incredulità e paura nasce un papà

bimbo in braccio a papàNon c’è dubbio che, con il passare degli anni, il ruolo del papà è notevolmente cambiato; il momento della gravidanza, del parto e della cura del neonato evidenziano maggiormente la profonda trasformazione di questa figura.

I futuri papà partecipano sempre di più e con particolare attenzione a questi eventi, incuriosendosi, chiedendo, emozionandosi.

Il viaggio della gravidanza e del parto è per i papà un processo di attesa e di esperienza, soprattutto interiore, perché mentre la mamma porta il bambino in grembo e gode di tutte le sensazioni che questo le invia, il papà lo porta nel cuore e nella mente, vivendo di riflesso le esperienze della propria compagna.

Per questo sempre più papà chiedono di essere maggiormente coinvolti in questo percorso.

La loro presenza e vicinanza è fondamentale per il corretto supporto e sostegno alla donna in attesa, ma soprattutto per la creazione di un profondo legame con il nascituro.

Fin dal test di gravidanza i papà partecipano fisicamente ed emotivamente all’evolvere del percorso: visite, controlli, ecografie…

Poi, nell’intimità della propria casa, si lasciano andare a tenerezze rivolte alla pancia, ci giocano, ci parlano, la accarezzano, la colorano, rivolgono le emozioni private in questo coinvolgimento importante.

Partecipano sempre di più ai corsi di accompagnamento alla nascita, sono bravissimi, sanno tutto, e si rilassano quando capiscono che c’è tutto il tempo per arrivare tranquillamente in ospedale e che, a differenza dei film, la rottura delle acque non corrisponde ad un parto imminente!

E così aspettano l’avvio di questo famoso travaglio, ogni tanto si svegliano di notte buttando un occhio alla propria compagna per vedere se è tutto ok, guardano costantemente il cellulare quando sono a lavoro in attesa di una chiamata.

E poi…una notte…eccolo li che forse qualcosa si muove…

Allora prendono alla lettera un compito, monitorare le contrazioni: sono li con l’orologio in mano e cercano di ricordare tutto quello che l’ostetrica ha detto loro al corso, quando è il momento di andare in ospedale.

Per loro il viaggio da casa in ospedale dura un’eternità!

Poi finalmente arrivano e bussano insistentemente alla porta del pronto soccorso come se il bambino stesse per nascere da un momento all’altro; e c’è attesa, tanta attesa, una volta giunti in sala travaglio, perché ogni bambino ha i suoi tempi. Lì cercano di rendersi utili attraverso massaggi, parole confortanti ma alla fine è la sola presenza a essere di aiuto alle loro compagne, il solo tenerle la mano.

Poi finalmente arriva il momento del parto, l’adrenalina a mille, la paura per il dolore e la sofferenza e poi……. Eccoli li che si sciolgono in un pianto di emozione pura alla vista del loro bambino e all’unione della nuova famiglia. E vedere questa scena da fuori ti commuove davvero!

Tutto assume una dimensione differente, finalmente possono toccare quello che sentivano che si muoveva dentro la pancia fino a poche ore prima e tutto diventa reale; il bambino stesso riconosce quella voce che sentiva tutte le sere da fuori.

Tra incredulità e paura nasce un papà.

E da li in poi la vita sarà diversa, tutta nuova, tra pannolini, pianti, sorrisi e tutto quello che caratterizzerà ogni fase della crescita; guidati dall’amore paterno, si riscopriranno in un ruolo caratterizzato da mille sfaccettature, da gioie e da responsabilità, convinti del fatto che sia sempre un grande dono.

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica

Infezione da Candida e la giusta alimentazione per curarla

donnaIl 70-75% delle donne va incontro almeno una volta nella vita, soprattutto in età fertile, ad una vulvo- vaginite micotica; di queste il 45% va incontro a una recidiva e l’8% a una forma ricorrente con più di 4 episodi l’anno. 

La Candida Albicans è l’agente responsabile dell’85-90% delle infezioni mi- cotiche; le restanti sono dovute ad altre specie non Albicans (C. glabrata, C. tropicalis, C. crusei ecc), miceti più resistenti alle terapia convenzionali. La Candida è un saprofita presente normalmente nel cavo orale, nell’intestino, in vagina, sulla cute perineale e vulvare, trovandosi in equilibrio con gli altri microrganismi non dannosi del nostro corpo, grazie anche al controllo del sistema immunitario. Tuttavia modificazioni del microambiente vaginale possono favorire una crescita smisurata e dannosa di questi miceti, de- terminando l’infezione clinica. Fattori predisponenti l’infezione possono essere la gravidanza, l’obesità, il diabete, le terapie antibiotiche o con corticosteroidi, la pillola contraccetiva, il cloro e l’ambiente umido delle piscine, l’immunodepressione, gli errori alimentari con eccesso di zuccheri semplici e lieviti nella dieta, lo squilibrio della flora batterica intestinale, gli stili di vita inappropriati, come l’uso di biancheria sintetica, di abiti troppo stretti, di salvaslip... Il sintomo principale delle forme acute è il prurito che si associa a leucorrea bianca e densa, a “ricotta”, non maleodorante, con disuria e dispareunia. 

La diagnosi si basa sostanzialmente sul quadro clinico, riservando l’esame colturale ai casi recidivanti. La causa della ricorrenza può essere la reinfezio- ne, la resistenza del fungo alle terapie classiche (soprattutto per le forme non Albicans), la sopravvivenza del microrganismo in vagina per cure inadeguate e insufficienti. Infatti chi soffre di Candida sa che è difficile eradicarla, perché spesso si effettua solo una terapia farmacologica topica (ovuli e lavande), trascurando la candidosi intestinale. Tra l’altro le ripetute cure locali indeboliscono il sistema immunitario, indebolendo così le difese stesse dell’organismo. Una delle cause principali delle forme ricorrenti è la disbiosi, cioè la riduzione della flora batterica intestinale, dovuta a un regime dietetico sbagliato. E’ fondamentale, durante una terapia farmacologica antimicotica, associare anche una terapia nutrizionale, evitando di nutrirsi con cibi graditi al fungo e preferire alimenti che non favoriscono la sua moltiplicazione. Quindi si consiglia di evitare o quantomeno ridurre il consumo di: zuccheri (dolci, cioccolata, pasta, patate, frutta troppo zuccherina); cibi contenenti lieviti (pane, pizza, birra); formaggi stagionati e insaccati; latte e latticini; bevande alcoliche, bibite e succhi di frutta zuccherati, caffè. 

Perché non ha senso cercare di sterminare la Candida con i farmaci, e contemporaneamente darle da mangiare permettendole di sopravvi- vere! Possono essere consumati tutti gli alimenti a basso contenuto di carboi- drati: la carne, frutti di mare e verdure, tranne quelle che contengono amido. La durata della dieta è variabile e dipende soprattutto dalla gravità dell’infezio- ne, dei sintomi e dalla durata. Si possono gradualmente rintrodurre gli alimenti sconsigliati non appena si avverta un sostanziale miglioramento, evitandone chiaramente un consumo eccessivo. Alla dieta si può associare l’assunzione ciclica di integratori e probiotici, che controllando l’equilibrio della flora batteri- ca intestinale e stimolando le funzioni del sistema immunitario, aumentano la resistenza alle infezioni.•

a cura dott.ssa Claudia Filidi 
ginecologa

Dal latte ai cibi solidi: alimentazione naturale per svezzare i bambini

bambino allattamentoQuando si parla di svezzamento si fa un grande errore legato al facile uso di questa parola. “Svezzare” significa togliere un vizio. Ma siamo proprio sicuri che il latte, che fino a questo punto aveva fatto crescere il bambino, sia un vizio? 

Allora forse è meglio parlare di alimentazione complementare. Le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale delle Sanità ci dicono che dopo i 6 mesi circa di vita, al bambino si può cominciare a proporre una serie di altri alimenti diversi dal latte materno. Ovviamente dobbiamo guardare non solo all’età, ma anche alla perdita di alcuni riflessi, alla capacità di stare seduto autonomamente, all’interesse per il cibo. Bene, arrivato questo momento il bimbo viene avvicinato a un’alimentazione diversa, più simile alla nostra. 

Esistono diversi approcci per fare questo, ma in tutti il comune determinatore che deve essere sempre tenuto presente è la proposta di alimenti sani. E qui la natura gioca a nostro favore! In un sistema incontaminato, quale è quello del bambino, cosa proporgli di sano?

Quando il bambino inizia a mangiare altri alimenti è bene prestare attenzione a quello che gli diamo, la qualità, la provenienza, la conservazione etc. Partiamo dalla frutta e dalle verdure: l’ideale sarebbe utilizzare prodotti di stagione, coltivati senza uso di pesticidi chimici, possibilmente nostrani.

Le carni devono essere derivanti da allevamenti ben tenuti, con animali che mangiano mangime sano, senza uso di ormoni per aumentare la crescita.

Per il pesce attenzione a quelli di taglia più grossa per la quantità di mercurio presente.

I formaggi da preferire sono quelli freschi, non stagionati.

Quindi, tra alimenti di questo genere e tutto quello che riguarda il “baby food”, ovvero tutti quelli alimenti creati appositamente per i bambini, cosa preferire? Siamo proprio sicuri che siano più sani di quelli preparati in casa? 

Gli  alimenti  industriali,  per  quanto  sani  possano  essere,  sono  sempre preparazioni  che  contengono  conservanti,  non  si  conosce  sempre  la provenienza dei materiali, spesso hanno zucchero o sale aggiunto (la maggior parte non specifica la dicitura “senza sale o senza zucchero aggiunto”), a volte non sono di prima scelta, come nel caso dei formaggini. Al supermercato, ad esempio, vendono dei prodotti composti da yogurt e frutta,  ma  sono  conservati  fuori dal  frigo,  sugli  scaffali,  insieme agli  altri  omogeneizzati.  Quanti conservanti  ci  devono  essere per tenere in questo modo un prodotto che nella normalità ha bisogno di basse temperature? Quindi non facciamoci portare fuori strada dalle pubblicità e dal fatto che  tutti  ormai  cedono  al  “baby food” con la convinzione che sia più controllato o anche più facile da  preparare.  Cosa  c’è  di  più controllato  di  quello  che  una mamma sceglie con cura da un macellaio, da un fruttivendolo, in un caseificio, per poi prepararlo e rendendolo fruibile a questo bambino che per la prima volta si approccia al cibo diverso dal latte? 

Scegliendo   questa   modalità forse,  oltre  a  far  stare  bene  il proprio   piccolo,   si   può   avere il doppio vantaggio di portare un’alimentazione sana anche sulla nostra tavola. Perché no, anche a noi fa bene mangiare sano! 

Allora buona scelta e buon appetito! •

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica

Cosa è il Papilloma Virus (HPV)? Perchè è importante vaccinare le bambine dai 12 anni

bambina che viene vaccinataLo Human Papilloma Virus (HPV) è un virus epiteliotropo a DNA, la cui replicazione avviene nelle cellule della epidermide. Sono stati identificati oltre 120 tipi di HPV, mentre alcune tipologie interessano prevalentemente la cute, altre colpiscono l'epitelio delle vie genitali. 

In particolare circa 35 tipi sono responsabili di infezione del tratto anogenitale, potendo provocare sia lesioni benigne, quali i condilomi, sia patologie maligne, come il cancro (carcinoma) della cervice uterina.

Gli HPV vengono infatti suddivisi in HPV ad alto rischio (come il 16 e il 18) e HPV a basso rischio (come il 6 e 11) di progressione verso lesioni maligne. La storia naturale dell'infezione virale è fortemente condizionata dall'equilibrio che s'instaura tra ospite e agente infettante. 

Nella maggior parte dei casi il virus viene eliminato dalla risposta immunitaria dell'individuo, prima di sviluppare un effetto patogeno; in altri casi può restare latente o andare incontro a replicazione provocando una lesione a livello genitale.  

Se tale lesione non regredisce spontaneamente, può manifestarsi attraverso varie forme cliniche:

• forme clinicamente evidenti e diagnosticabili a occhio nudo, quali i condilomi acuminati;

• forme subcliniche, quali i condilomi piatti e le displasie, diagnosticabili mediante indagine citologica (pap test) e/o colposcopica;

• forme latenti, ove non vi è alcuna manifestazione clinica ed il virus è rilevabile solo attraverso indagini di biologia molecolare (HPV test).  

L'incidenza delle infezioni da HPV è molto alta nelle giovani donne con un picco di età compresa fra 19 e 25 anni. Si ritiene che il virus si trasmetta in giovane età con i primi rapporti sessuali, il periodo medio d'incubazione è di circa 3 mesi, e nella maggior parte dei casi (80-90%) guarisca spontaneamente con la scomparsa del virus entro 12-24 mesi. 

Nel 10% dei casi vi è persistenza del virus all'interno del genoma cellulare, con aumento del rischio di progressione verso la neoplasia (tumore) nell'arco di 10-15 anni.

La diagnosi delle lesioni condilomatose vulvovaginali viene posta facilmente con l'ispezione ad occhio nudo, ed eventualmente con colposcopio. A livello vulvare si manifestano come forme floride, singole o confluenti, a volte molto voluminose, oppure come forme papulari di dimensioni più piccole, spesso multifocali. 

Le lesioni della cervice uterina invece richiedono accertamenti diagnostici più approfonditi, quali il pap test e la colposcopia, con eventuale biopsia, per localizzare e caratterizzare la lesione, e definirne il grado. Attualmente si ritiene utile l'affiancamento dell'HPV test al tradizionale pap test nel procedimento diagnostico delle displasie cervicali (SIL). 

Le possibilità terapeutiche prevedono la distruzione fisica (vaporizzazione o escissione laser, o a radiofrequenza, escissione chirurgica a lama fredda) o chimica (imiquimod crema, podofillina, acido tricloroacetico) delle lesioni clinicamente evidenti. Il successo terapeutico è legato all'esperienza dell'operatore, ma anche all'estensione della lesione, alla sede e allo stato immunitario della paziente.

Negli ultimi anni si sta facendo prevenzione primaria dell'infezione da HPV, e quindi del carcinoma della cervice uterina, attraverso un programma di vaccinazione. Sono stati commercializzati, infatti, due vaccini preventivi; uno è quadrivalente, attivo verso HPV 16, 18,  6 e 11 (Gardasil), il secondo è bivalente, attivo verso HPV 16 e 18 (Cervarix). Con tali vaccini è possibile oggi ottenere un'efficace prevenzione primaria del cervicocarcinoma e degli altri tumori HPV-correlati, intervenendo all'origine sull'infezione virale. Possono essere vaccinate le ragazze in un'età compresa tra i 9 e i 26 anni, preferibilmente prima dell'inizio dei rapporti sessuali o comunque prima di un eventuale contagio con il virus. 

Attualmente in Italia viene fornita gratuitamente la vaccinazione a tutte le bambine nel corso del 12° anno di vita. A livello internazionale si sta valutando la possibilità di estendere la vaccinazione anche ai soggetti di sesso maschile. • 

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

Un incontro di culture: donne straniere insegnano a “portare” i piccoli

donna che pota il bimboDalla Siberia al Sud Africa, dall'Alaska all'Australia, ovunque nel mondo gli uomini portano i loro bambini. In Italia la cultura del “portare” è arrivata circa vent’anni fa, ma solo ora si sta sviluppando...

Il “portare” è un'antica pratica, che consiste nel portare i bambini addosso, attraverso l'uso si fasce e altri supporti, legati semplicemente attorno al corpo, a mo' di marsupio. Ma la differenza rispetto al marsupio è enorme, perché la legatura con la fascia è ergonomica e favorisce la corretta posizione del bambino, sostenendo la colonna vertebrale e le anche nel momento della formazione dell'acetabolo, cosa che invece il marsupio non fa, mantenendo il bambino in posizioni troppo rigide e scorrette. 

Portare i piccoli con questa tecnica ha innumerevoli vantaggi, sia per il bambino che per la mamma. Per il bambino i vantaggi sono:

  • •dopo 9 mesi passati nella pancia della mamma, ad alto contatto, può ritrovare un ambiente sereno e quanto più vicino a quello uterino, soddisfacendo il bisogno di vicinanza che tutti i neonati hanno e che, se soddisfatto, genera una crescita sana dal punto di vista psicologico ed emotivo;
  • •l'allattamento si avvia e procede in maniera più semplice, favorendo una maggiore produzione di latte e la possibilità di allattare sempre e ovunque;
  • •il contatto pancia a pancia crea una massaggio sul bambino, aiutandolo a gestire le famose coliche fisiologiche; quindi un bambino portato in fascia 
  • piange meno;
  • •sviluppa il senso dell'equilibrio e il corretto sviluppo della colonna vertebrale e delle anche;
  • •il bambino, man mano che cresce, si integra maggiormente nella routine familiare, perché vive allo “stesso livello” dei genitori.

Per la mamma:

  • •le braccia sono libere, si possono fare le faccende domestiche, prendere i mezzi pubblici, evitare le barriere architettoniche di cui le nostre città 
  • sono piene, evitando la scomodità di carrozzine e passeggini;
  • •l'allattamento procede con più facilità;
  • •la mamma è più serena e il rapporto con il bambino è sicuramente migliore. 

Ovviamente, anche i papà possono utilizzarla. Anzi spesso, dopo il primo momento di incertezza, sono proprio loro i più entusiasti!

Esistono diversi supporti, come la fascia elastica, la fascia rigida, la fascia ad anelli, il mei thai; la scelta varia in base alle esigenze della famiglia e alla comodità con uno rispetto a un altro supporto, ovviamente consigliati da esperti in questa pratica. I costi sono moderati, ma leggermente più alti se acquistate già pronte. Se autoprodotte i costi si abbassando decisamente. Non fatevi spaventare dalle legature, sono molto semplici; esistono in diversi siti web i video tutorial per imparare a portarle in diverse posizioni. 

Il “portare” quindi non ha nessuno svantaggio, ma solo vantaggi per tutta la famiglia! Per questo dobbiamo dire grazie alle mamme di diverse culture che hanno portato questa pratica fino a noi, dando la possibilità a mamme, papà e bambini della nostra società di vivere dei momenti ad “alto contatto”.•

a cura Dott.ssa Simona Marocchini
Ostetrica

Dismenorrea, mestruazioni dolorose: sintomi e terapia

donna con dismenorreaNon è stato facile trovare un argomento che potesse collegarsi al tema di questo mese (razzismo, bullismo), quindi ho pensato utile accennare a un problema di frequente riscontro tra le adolescenti, età in cui i “bulli” proliferano... 

La dismenorrea (il dolore mestruale) consiste nella comparsa di dolori pelvici crampiformi e intermittenti durante la mestruazione. La forma primitiva (essenziale o idiopatica) si verifica in assenza di patologia organica della pelvi, interessa circa un terzo delle adolescenti e inizia solitamente 1 o 2 anni dopo la prima mestruazione, quando i cicli diventano ovulatori. 

La sintomatologia dolorosa può insorgere anche un giorno prima dell'inizio del flusso mestruale, dura solitamente fino al terzo giorno, e può associarsi ad altri disturbi di origine neurovegetativa (astenia, irritabilità, ansia, cefalea, nausea, vomito, diarrea o stipsi).

La patogenesi non è chiara: si pensa sia dovuta a un eccesso di produzione di prostaglandine (PG) F2 alfa da parte dell'endometrio, con conseguente aumentata contrattilità uterina. Anche fattori anatomici potrebbero essere implicati (eccessiva lunghezza collo uterino, spiccata retroversione, stenosi canale cervicale).

Per la diagnosi è sufficiente un'anamnesi che dimostri la comparsa della dismenorrea in epoca postpuberale e l'assenza di una patologia pelvica organica (endometriosi, malformazioni uterine, varicocele pelvico, etc). 

La terapia si basa sull'impiego di antinfiammatori (FANS) e di estroprogestinici (EP). I primi agiscono bloccando la produzione di PGF2alfa; vanno assunti alcuni giorni prima dell'inizio della mestruazione e protratti fino al 2° o 3° giorno. Gli EP, bloccando l'ovulazione, riducono l'ispessimento endometriale e quindi l'eccessiva produzione e azione locale delle PG; inoltre il progestinico ha un effetto rilassante sulla muscolatura uterina. Sono molto efficaci, ma vanno impiegati con cautela, nelle pazienti più giovani, perché interferiscono con il raggiungimento della maturità scheletrica.

Attualmente sono disponibili anche farmaci e integratori di origine naturale che modulando le vie di conduzione del dolore riescono a controllare la sintomatologia, purché assunti con costanza e per lunghi periodi.•

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

Dalla pancia alla culla… la musica per crescere e imparare

feto che ascolta musica attraverso paniconeLa musica è uno degli elementi sempre presenti nella vita di una persona, rappresentando la colonna sonora dei nostri ricordi.

Ed è così anche per il bambino in pancia; l’udito, infatti, è il senso predominante della vita prenatale. Tanti sono gli stimoli sonori che il feto è in grado di percepire, sia interni che esterni all’utero.

Per quanto riguarda gli stimoli provenienti dall’interno, la voce materna ne è un esempio ed è per il feto unica e inconfondibile, è un suono rassicurante e uno stimolo che ricorderà dopo la nascita; ma insieme alla voce della mamma, entra in contatto anche con altre voci, quali quelle del papà, dei nonni, dei fratellini, che riconosce come voci familiari.

Ma non finisce qui. Diversi studi hanno dimostrato che il feto è in grado di ascoltare suoni esterni, come ad esempio la musica, e che il neonato è in grado di riconoscere le musiche maggiormente utilizzate in gravidanza: i neonati che avevano già ascoltato dentro la pancia particolari note dimostrano di riconoscerne il suono familiare, favorendo la messa in circolo delle endorfine, quindi tranquillizzandosi e addormentandosi. La musica in gravidanza stimola dunque la memoria del bambino e incide positivamente sullo sviluppo del suo carattere. 

Durante la gravidanza assistiamo a quello che gli studiosi chiamano “Effetto Mozart”, ovvero un effetto generato da musica rilassante, soprattutto quella classica, sul bambino in pancia, in quanto questo tipo di brani ha un ritmo tra i 60 e i 70 battiti al minuto, esattamente come la frequenza del cuore umano, il suono che il feto percepisce in ogni istante e con cui si addormenta, si sveglia, si muove, si riposa; il battito del cuore della mamma simboleggia per il bimbo tranquillità, sicurezza e amore. La musica classica consente quindi il parallelismo tra battito del cuore, brani musicali e senso di serenità.

Cantare al bambino è ancora più efficace, in quanto lo stimolo mette insieme voce della mamma, note musicali e vibrazioni interne, tanto da generare una coccola che i bambini gradiscono molto! 

La mamma, durante l’ascolto, ha un ruolo fondamentale: l’ascolto di musica in gravidanza le consente di abbassare i livelli di stress e produrre una quantità maggiore di ormoni del benessere, le endorfine, che può passare al bimbo attraverso il liquido amniotico; è dunque importante dirigere le emozioni suscitate dal brano verso il bambino nel ventre, in modo da creare un legame diretto tra musica ed emozioni positive. Il sistema materno consente di sperimentare e sperimentarsi; il bambino in pancia partecipa a tutte le esperienze vissute dalla madre, vive con la madre e attraverso la madre, stabilisce con lei un legame profondo.

Calma la mente, abbassa i livelli di stress, rilassa il bambino, stimola le sue attività cerebrali…chi l’avrebbe mai detto che l’ascolto di buona musica avesse tutte queste proprietà?!
Dunque…buon ascolto!!! •

a cura Dott.ssa Simona Marocchini
Ostetrica

Endometriosi: non sottovalutiamo i sintomi per intervenire in tempo

Per questa uscita di Girotondo ho pensato di scrivere su una patologia femminile di cui oramai si sente molto parlare: l'endometriosi.

Si tratta di una malattia che viene sempre più spesso diagnosticata o sospettata in base ai sintomi riferiti dalla paziente e che sta assumendo un ruolo sociale di notevole rilevanza, tanto da far nascere numerose associazioni di donne affette e di specialisti della materia, allo scopo di sensibilizzare il mondo scientifico e non al problema, anche attraverso eventi culturali apparentemente non collegati alla medicina, per esempio i concerti di musica classica come quello organizzato annualmente dal Policlinico “A. Gemelli”.

Per endometriosi s’intende la presenza di tessuto endometriale in sedi differenti dalla cavità uterina. Tale endometrio ectopico subisce le stesse modificazioni cicliche dell'endometrio eutopico in relazione alle varie fasi del ciclo mestruale, per cui si tratta di una malattia caratteristica dell'età fertile della donna e regredisce solitamente in menopausa.

Si parla di endometriosi interna o adenomiosi nel caso in cui il tessuto ectopico sia localizzato a livello del miometrio, e di endometriosi esterna, quando la localizzazione è extrauterina (legamenti utero-sacrali, ovaie, cavo del Douglas, peritoneo pelvico, salpingi, retto, sigma, vescica).

Occasionalmente si possono riscontrare anche localizzazioni extrapelviche, come quella polmonare, diaframmatica, ombelicale, o in corrispondenza di cicatrici di pregressi interventi chirurgici. 

Sebbene siano state finora ipotizzate numerose teorie sulla sua patogenesi, i fattori eziologici alla base dello sviluppo e della progressione della patologia non sono attualmente conosciuti; si ritiene al momento che la malattia endometriosica debba essere considerata una sindrome multifattoriale, in cui intervengono fattori ormonali, genetici, immunologici e ambientali.

I segni e sintomi più comuni sono il dolore pelvico, la dismenorrea (dolore mestruale), la dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali) e l'infertilità.

Il tipo e la severità dei sintomi dipendono dall'estensione della malattia, dalla sua localizzazione e dagli organi interessati. Caratteristica peculiare della sintomatologia clinica è il suo acutizzarsi in prossimità della mestruazione, in maniera ciclica

Nonostante oggi si parli molto di endometriosi, la sua diagnosi non è sempre così immediata, tanto che esiste tuttora un ritardo diagnostico, inteso come lasso di tempo compreso tra la comparsa della sintomatologia dolorosa e la diagnosi definitiva, valutato intorno ai 9-11 anni. 11 anni di dolore in cui la donna vaga da uno specialistra all'altro, in cerca di una soluzione al suo calvario!!

In realtà la difficoltà diagnostica dipende anche dal fatto che la diagnosi di certezza è solo chirurgica, e più propriamente laparoscopica. Attraverso tale metodica è infatti possibile la visualizzazione diretta delle lesioni peritoneali, delle cisti endometriosiche, e della reazione aderenziale pelvica caratteristica dell'endometriosi profonda.

Per questo attualmente l'orientamento è quello di sospettare sempre la presenza di endometriosi in presenza dei classici sintomi, e di iniziare immediatamente una terapia medica sintomatica, allo scopo di inibire o ritardare la progressione della malattia attraverso l'interruzione della produzione ciclica degli ormoni ovarici, da cui gli impianti endometriosici dipendono. I farmaci più comunemente utilizzati sono i contraccettivi orali somministrati in modo continuo, i progestinici, il danazolo e gli analoghi del GnRH; tali dispositivi agiscono inducendo uno stato di pseudogravidanza o di pseudomenopausa, ma il loro effetto è limitato al periodo di utilizzo con elevato tasso di recidiva alla sospensione della terapia. Il trattamento chirurgico va limitato alle pazienti con cisti endometriosiche superiori ai 4-5 cm, a donne sintomatiche in cui la terapia medica non controlla efficacemente la sintomatologia, a pazienti affette da sterilità.

E' stato difficile concentrare in un articolo così una patologia così complessa; spero di avervi trasmesso l'importanza di comprendere e non sottovalutare alcuni sintomi di una malattia che ha un notevole impatto socio-economico, tanto da promuovere numerore campagne di sensibilizzazione anche a livello internazionale. E soprattutto spero di non avervi annoiato!! Alla prossima... •

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

Quando l'allattamento al seno incontra qualche "ingorgo"...

Mamma che allatta al senoL'allattamento al seno è la cosa più naturale al mondo e dovrebbe procedere senza problemi...  

Ma spesso si possono incontrare delle piccole difficoltà, assolutamente risolvibili con i giusti accorgimenti e che in nessun modo minano il prosieguo dell'allattamento. Tre sono i problemi che si possono presentare con più frequenza: le ragadi, l'ingorgo mammario, la mastite. 

Le ragadi sono delle ferite del capezzolo, che si creano per lo più per un attacco scorretto del bambino. Questo tipo di problema può essere prevenuto cercando di individuare il modo corretto di attacco del bambino al seno. Ma se dovesse presentarsi, come risolverlo? 

  • far osservare l'attacco a una persona esperta in allattamento, come un'ostetrica: correggendo la posizione migliorerà di molto la difficoltà; 
  • continuare ad attaccare il bambino al seno, nonostante possa uscire qualche goccia di sangue; 
  • alla fine della poppata, lasciare uscire qualche goccina di latte, che ammorbidisce e disinfetta il capezzolo, lasciando i seni all'aria;
  • evitare coppette assorbilatte usa e getta;
  • non usare creme.

L'ingorgo mammario è caratterizzato da un seno teso, lucido, dolente, rosso in alcune parti, il latte non fluisce. Anche l'ingorgo può essere prevenuto iniziando ad allattare subito dopo il parto, assicurando un attacco corretto e a richiesta del bambino. Cosa fare per risolverlo?

  • non far riposare il seno, anzi attaccare frequentemente il bambino, aiutandolo a trovare una posizione adeguata;
  • spremere il latte in eccesso manualmente;
  • prima della poppata fare impacchi caldi o fare dei massaggi circolatori sul seno mentre si è sotto la doccia calda in modo da sciogliere il latte;
  • dopo la poppata fare impacchi freddi. 

La mastite è invece caratterizzata da dolore importante del seno, rossore diffuso, febbre, malessere; può essere la diretta conseguenza di un ingorgo non risolto, in cui interviene un'infezione. In questo caso:

  • attaccare spesso il neonato, variando posizione;
  • evitare indumenti troppo stretti;
  • fare impacchi freddi dopo la poppata;
  • cercare di riposare il più possibile;
  • consultare uno specialista.

Queste tre condizioni sono spesso presenti in allattamento e possono essere trattate in breve tempo e con grandi successi. 

Attraverso consigli mirati possono essere prevenute e l'allattamento può procedere senza nessun ostacolo. L'importante è ricordarsi che nessun piccolo intralcio di questo genere deve portare alla sospensione dell'allattamento, anzi è soltanto un motivo di sfida in più per andare avanti, in quanto il latte materno è l'unico alimento perfetto per la crescita del neonato. •

a cura Dott.ssa Simona Marocchini
Ostetrica

il dolore pelvico e l’importanza di un approccio multidisciplinare

“Dottore mi fanno male le ovaie...”  Tante volte ci troviamo di fronte donne che lamentano disturbi nella regione bassa dell'addome, e ritengono che la causa sia la presenza di qualche problema sulle ovaie. Il dolore pelvico in realtà può essere di origine ginecologica (apparato riproduttivo) o non ginecologica (altri organi pelvici). 

Si può presentare in maniera acuta o cronica, e può essere di natura organica o di probabile natura psicogena.

Per formulare una diagnosi sono importanti l'anamnesi, per valutare la natura del sintomo, la sua correlazione con il ciclo mestruale, i sintomi associati, le modalità di insorgenza, l'intensità e la durata, e l'esame pelvico, per la valutazione dell'apparato riproduttivo.

Il dolore pelvico acuto (DPA) di pertinenza ginecologica generalmente insorge improvvisamente ai quadranti addominali inferiori, e successivamente può coinvolgere tutti i quadranti addominali.

Nella donna fertile è essenziale valutare la possibilità di una gravidanza, attraverso il dosaggio plasmatico delle BetaHCG e l'esecuzione di un'ecografia pelvica transvaginale, per escludere una minaccia d'aborto o una gravidanza extrauterina in caso di positività del test.

In donne non gravide la diagnosi differenziale deve prendere in esame altre possibili cause di DPA, come la malattia infiammatoria pelvica (PID), dovuta all'ascesa di agenti infettivi dal canale cervicale al tratto genitale alto, un corpo luteo emorragico, la torsione e/o rottura di una cisti ovarica, la torsione di un fibroma peduncolato, la degenerazione ischemica di grossi fibromi, etc...

La sintomatologia dolorosa, tuttavia, può insorgere anche per cause non ginecologiche. 

La presenza di anoressia, nausea, vomito, diarrea e tenesmo possono far orientare verso un'origine intestinale del sintomo (appendicite, diverticolosi, occlusione e/o volvolo intestinale); il bruciore e dolore alla minzione sono sintomi generalmente associati all'apparato urinario (infezioni, calcoli).

Si definisce dolore pelvico cronico (DPC) una sintomatologia dolorosa costante o intermittente localizzata nella pelvi, che persista da almeno 6 mesi, di sufficiente severità da causare disabilità funzionale o da richiedere cure mediche. 

E' una condizione che può interessare il 15% delle donne in età riproduttiva; i possibili fattori eziologici sono molteplici e non traggono sempre origine dall'apparato genitale.

Possibili cause ginecologiche di DPC sono endometriosi, adenomiosi, flogosi pelviche croniche, fibromi, varicocele pelvico, dismenorrea primaria, aderenze, etc...

Tuttavia vanno prese in considerazione anche patologie non ginecologiche, ma urologiche (cistite interstiziale, infezioni urinarie croniche, urolitiasi), gastrointestinali (colon irritabile, malattie infiammatorie intestinali, colite spastica, diverticolosi, etc), muscolo-scheletriche (fibromialgia, alterazioni posturali, discopatie, osteoartrite) e neurologiche (neuropatie pelviche).

Bisogna ricordare che anche fattori psicologici e sociali svolgono un ruolo nell'eziologia del DPC, come ansietà e depressione, ipocondria e somatizzazione, disturbi alimentari, precedenti di violenza fisica o abuso sessuale.

Da quanto detto si può concludere che è sicuramente consigliabile un approccio multidisciplinare, secondo il quale il sintomo doloroso viene affrontato attraverso un contributo plurispecialistico (ginecologo, urologo, internista, neurologo, psicologo) sia in fase diagnostica che terapeutica.

Tuttavia, purtroppo, una corretta diagnosi etiologica del dolore pelvico è un compito talora molto impegnativo, spesso lungo e infruttuoso, con conseguenti frustrazioni per la paziente e il curante! • 

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

Allattamento al seno: 10 cose da sapere… 10 pregiudizi da sfatare

allattamentoOrmai è ben nota a tutti l’importanza dell’allattamento al seno e i suoi benefici sia per la salute della mamma che del bambino. Ma purtroppo, quando una neomamma torna a casa dall’ospedale, è sommersa da una miriade di informazioni, spesso errate, che giungono da ogni persona che ruoti intorno alla nuova famiglia e che la mettono in confusione.

Partiamo da un concetto fondamentale: allattare al seno è un atto semplice che permette alla mamma di fornire al suo bambino il migliore alimento possibile, ma anche di costruire una relazione unica. 

Ora, quali sono le 10 cose fondamentali che una mamma (e non solo!) dovrebbe sapere sull’allattamento al seno:

  1. il latte materno è specifico per il tuo bambino, naturale, biologico, economico, ecologico;
  2. il latte materno è da solo l’unico alimento di cui il bambino ha bisogno nei primi 6 mesi di vita, non di acqua, tisane, o altri alimenti;
  3. dal 6° mese in poi il bambino il bambino ha bisogno anche di alimenti; tuttavia l’OMS consiglia di continuare l’allattamento al seno per due anni e più;
  4. i neonati dovrebbero stare accanto alle madri ed essere allattati al seno subito dopo il parto;
  5. l’allattamento al seno a richiesta, senza orari predefiniti, favorisce la produzione di latte;
  6. un bambino che prende abbastanza latte ha una cute ben idratata, emette feci e urina, ha bisogno di 6-8 cambi di pannolini bagnati nelle 24 ore, aumenta di peso monitorato settimanalmente;
  7. ai bambini allattati al seno bisognerebbe evitare di dare ciucci e biberon, in quanto influiscono negativamente sulla capacità di suzione;
  8. l’allattamento al seno protegge i neonati e i bambini da malattie, allergie, obesità;
  9. l’allattamento al seno favorisce  uno speciale legame affettivo tra madre e figlio;
    10. è importante che durante l’allattamento la mamma segua un’alimentazione completa e sana e un adeguato riposo.

 

Quali sono, invece, i 10 pregiudizi da sfatare, ma che spesso ancora ritornano a confondere le idee:

  1. il latte materno può essere poco nutriente, troppo pesante o poco digeribile;
  2. il latte viene solo ad alcune donne più fortunate;
  3. capezzoli rientrati, il seno piccolo, le protesi mammarie impediscono l’allattamento al seno;
  4. con il cesareo il latte non scende;
  5. va fatta la doppia pesata;
  6. bere birra fa latte;
  7. il latte diventa amaro se la mamma mangia cibi con gusto forte, come le cip olle, l’aglio, i carciofi, gli asparagi;
  8. il latte diventa cattivo se la mamma si arrabbia;
  9. le donne miopi non possono allattare;
  10. in allattamento la mamma non può prendere alcun tipo di farmaco.

 

Concludiamo dicendo che allattare è un vero e proprio atto d’amore, semplice, magico e che tutte le donne possono allattare, basta crederci profondamente, circondarsi di persone  positive, avere il giusto sostegno professionale.•

A cura Dott.ssa Simona Marocchini
Ostetrica

La Sindrome premestruale

donna triste"Dottore mi aiuti... in quei giorni potrei anche uccidere qualcuno!!" 

"Dottore faccia qualcosa... se continua così chiedo il divorzio: mia moglie è insopportabile!!"

Tante volte ci troviamo di fronte a “richieste” di questo genere e dobbiamo affrontare “crisi famigliari” cercando di spiegare che la signora non è improvvisamente impazzita, ma presenta solo una condizione clinica ben definita, con sintomi fisici e psicologici ricorrenti che si manifestano in modo ciclico una o due settimane prima del periodo mestruale. 

La sindrome premestruale può essere di sufficiente severità tanto da alterare le attività quotidiane della donna e da interferire con alcuni aspetti della sua vita.

Nella forma più grave, colpisce circa il 2.5% delle donne in età riproduttiva, che hanno cicli ovulatori; nelle sue forme più lievi, si stima che ne soffra il 40%  delle donne nella stessa fascia di età. 

Il corredo sintomatologico è caratterizzato da sintomi affettivi (depressione, irritabilità, ansietà, esplosioni di rabbia, isolamento sociale) e somatici (mastodinia, gonfiore addominale, mal di testa, edemi alle estremità), che si manifestano nella fase luteinica, scompaiono entro quattro giorni dall'inizio della mestruazione e non ricompaiono fino ad almeno il 13° giorno del ciclo.

Questi sintomi determinano un’influenza decisamente negativa nelle prestazioni fisiche, psicologiche e sociali della donna.

L'eziologia della sindrome premestruale non è ben conosciuta; molto probabilmente è da attribuirsi a un’alterazione di origine ormonale  ( basso livello di progesterone durante la seconda fase del ciclo), che determina modificazioni biochimiche sul sistema nervoso centrale (vie serotoninergiche), con conseguente riduzione delle concentrazioni plasmatiche di serotonina.

Vengono tuttavia chiamati in causa nella patogenesi di questa “malattia” anche fattori di origine nutrizionale (deficit di magnesio e/o vitamina B6), intolleranza ai carboidrati e fattori ambientali tra cui lo stress.

Data l'origine multifattoriale di questo disordine clinico, anche il trattamento deve prevedere un approccio integrato che utilizza terapie convenzionali e non.

Nelle pazienti con sintomi moderati, si ricorre a una terapia di supporto, mediante informazione e rassicurazione, l'esercizio aerobico e cambiamenti nella dieta (diminuzione di caffeina, riduzione dell'assunzione di sodio, dieta povera di grassi e ricca di fibre).

Sembra utile anche una supplementazione di magnesio (favorisce il rilassamento muscolare uterino e la vasodilatazione), di vitamina B6 (effetto positivo sui neurotrasmettitori), di calcio (migliora l'umore e i sintomi somatici) e di vitamina E (riduce la mastodinia).

Nelle forme più severe può essere necessario ricorrere a trattamenti farmacologici specifici (fluoxetina), assunti da 7 a 14 giorni prima del ciclo mestruale, personalizzando il giorno di inizio poco prima dell'attesa comparsa dei sintomi.

Quindi cari mariti e figli siate pazienti e “sopportate” le vostre compagne e madri in quei giorni: non sono impazzite ma solo un po' “malate” inconsapevolmente e soprattutto temporaneamente!!!•

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

l’Ostetrica: la professionista della salute al fianco della donna

donna e ostetricaQuando si sente questo termine, spesso viene naturale immaginare esclusivamente i momenti legati alla nascita.

Effettivamente, per anni, l’Ostetrica ha lavorato prevalentemente nelle sale parto, assistendo mamme e bambini nel momento del loro primo incontro. E poi? Il suo lavoro finisce lì?

In realtà l’Ostetrica ha un campo d’azione molto più ampio: si occupa della donna, a 360 gradi, dalla nascita alla menopausa, passando per l’adolescenza, la vita fertile, la gravidanza.

Pensare all’Ostetrica come colei che fa solamente nascere i bambini è molto riduttivo: essa crea una continuità assistenziale, prendendo in carico la donna, guidandola verso strade di salute e benessere in ambito sessuale-riproduttivo, fondamentale aspetto dell’essere femminile.

Prevenzione, promozione, assistenza, supporto…sono tutte parole chiave della sua attività.

Per fare qualche esempio, possiamo partire dalla prevenzione dei tumori della sfera sessuale e riproduttiva e delle malattie sessualmente trasmissibili, ma anche la promozione della contraccezione e il counselling pre-concezionale, al fine di sostenere le coppie nel pianificare responsabilmente il loro futuro familiare.

L’Ostetrica si occupa dei corsi di accompagnamento alla nascita, dell’educazione prenatale e della genitorialità, per orientare i futuri genitori a creare un sano rapporto con il bambino che ancora si trova dentro la pancia, guidandoli verso una gravidanza serena e verso la preparazione fisica e mentale al parto, ma soprattutto all’arrivo del nuovo membro della famiglia. Si occupa della salute e della rieducazione del perineo, parte fondamentale ma poco conosciuta del corpo femminile, il cui corretto funzionamento determina la qualità di vita della donna; si occupa della donna in gravidanza, accompagnandola dal suo inizio fino ai momenti del travaglio e del parto, ma anche nel dopo-parto, sostenendo l’allattamento al seno; si occupa del sostegno nel periodo della menopausa, o seconda primavera, come la chiamano gli orientali, supportando la donna in questa nuova splendida fase della vita. 

Tutti questi diversi aspetti contraddistinguono un’arte, l’arte di essere Ostetrica, che accompagna la vita della donna e della sua famiglia in maniera olistica, assistendola non solo dal punto di vista fisico e sanitario, ma anche dal punto di vista emotivo, psicologico e sociale.

L’Ostetrica si può definire una donna con la donna che, in maniera delicata, quasi in punta di piedi, entra piano in un mondo particolare, che necessita di attenzioni altrettanto particolari. •

A cura Dott.ssa Simona Marocchini
Ostetrica

La prevenzione in ostetricia: la consulenza preconcezionale della coppia fertile

coppiaNegli ultimi anni si sta focalizzando l'attenzione sulla cura preconcezionale della coppia fertile.

Infatti i notevoli progressi nella conoscenza dello sviluppo fisiologico e patologico dell'embrione e del feto hanno permesso una migliore assistenza alla gravidanza e al parto, con un aumento della sopravvivenza e un calo di eventi avversi.

Tuttavia una reale strategia preventiva, di tipo primario, è possibile solo con la consulenza e l'assistenza preconcezionale della coppia: solo così sarà possibile far nascere un bimbo sano che sarebbe invece nato con un difetto congenito perché il periodo organogenetico si è già in gran parte completato quando la donna si rivolge al proprio ginecologo (generalmente 7-8 settimane).

L'obiettivo è di mettere in atto una serie di interventi per identificare e modificare eventuali fattori di rischio, medici, comportamentali e sociali, al fine di migliorare la salute della donna e l’esito della gravidanza. Innanzitutto è indispensabile un’attenta valutazione anamnestica e clinica della futura mamma. Il colloquio preliminare con la coppia vuole evidenziare eventuali familiarità per patologie, sindromi genetiche o malformative, la presenza di malattie in atto in uno o entrambi i partner, o di terapie farmacologiche. Lo scopo di questo primo step è valutare lo stato di salute globale e, in caso di pazienti affette da patologie croniche (diabete, ipertensione, epilessia, malattie autoimmuni, tireopatie, fenilchetonuria), mettere in atto strategie per ridurre i rischi gravidici e neonatali.

In linea generale nelle pazienti portatrici di tali malattie sarebbe opportuno programmare la gravidanza in fase di remissione o comunque di buon controllo della patologia di base, ottimizzando il trattamento farmacologico con terapie non teratogene, in grado di trattare adeguatamente la madre, ma con i minori rischi fetali. Sono inoltre raccomandati, in fase preconcezionale, alcuni screening per malattie infettive, come l'epatite B e C, l'HIV, la rosolia, la varicella, la toxoplasmosi e il citomegalovirus.

Alcune infezioni, infatti, in gravidanza possono essere causa di danno fetale se si verifica la trasmissione attraverso la barriera placentare.

Per tale motivo è altamente consigliata, in epoca preconcezionale nei soggetti suscettibili (non immunizzati), la vaccinazione anche contemporanea per rosolia e varicella, con un periodo di attesa prima del concepimento di almeno un mese. E' ulteriormente raccomandata anche la vaccinazione per l'epatite B nei soggetti a rischio.

In base poi alla storia personale e familiare e/o all'appartenenza a un determinato gruppo etnico, il medico può consigliare una consulenza genetica per l'eventuale prescrizione di test di screening per la fibrosi cistica o le emoglobinopatie (vedi anemia mediterranea) e test per malattie sessualmente trasmesse come la Clamidia e la Gonorrea., il cui trattamento preventivo può migliorare il tasso di fertilità e l'outcome gravidico.

Infine attraverso il colloquio preconcezionale il medico valuta lo stile di vita, l'alimentazione (BMI pregravidico condiziona il peso fetale, l'andamento e l'epoca gestazionale del parto), i comportamenti a rischio (fumo, alcool, droghe possono comportare iposviluppo fetale, malformazioni, prematurità, riduzione del quoziente intellettivo), l'ambiente in cui la donna lavora (esposizione a sostanze tossiche professionali), consigliando così la dieta e le opportune misure di prevenzione, compresa la supplementazione vitaminica con l'acido folico.

Si tratta di una vitamina del gruppo B, presente soprattutto negli ortaggi verdi freschi,  nei legumi, nel fegato, nel lievito, nel tuorlo d'uovo, in alcuni tipi di frutta e nel succo d'arancia. E' stato dimostrato che un deficit di tale vitamina può avere un ruolo causale nell'insorgenza di difetti del tubo neurale, come la spina bifida.

Per tale motivo a tutte le donne in età fertile desiderose di prole è raccomandata l'assunzione giornaliera di 0.4 mg di acido folico almeno 3 mesi prima della gravidanza e per tutto il I trimestre.

Nelle pazienti a rischio (donne affette da diabete, epilessia, obesità, malassorbimento, o portatrici di mutazioni genetiche che alterano il metabolismo dell'acido folico – vedi MTHFR ) è raccomandato un aumento del dosaggio a 4 mg.

In conclusione si può considerare la consulenza preconcezionale come un'opportunità unica per mettere in atto efficaci strategie preventive di eventi avversi, come anomalie congenite, basso peso alla nascita, parto prematuro etc, anche se non sempre è possibile programmare una gravidanza...•

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

"cara mamma, che ti succede mentre cresco dentro te?"

donna incintaLa gravidanza comporta una serie di modificazioni anatomiche e fisiologiche nell'organismo della donna, la cui conoscenza consente al medico di sorvegliare prudentemente il benessere della gestante e del suo bambino.

Questa straordinaria avventura che inizia con l'incontro tra due cellule diverse è una sorta di paradosso immunologico, poiché la madre permette lo sviluppo di un organismo che per metà è geneticamente diverso!

I cambiamenti più evidenti si verificano a carico dell'apparato genitale e l'utero è senza dubbio l'organo che si modifica in misura più rilevante.

Le sue dimensioni aumentano considerevolmente grazie a processi di ipertrofia delle cellule muscolari, accanto a un aumento del tessuto connettivale fibro-elastico.

Nel I trimestre tali modificazioni sono conseguenza della stimolazione ormonale; dal II trimestre in poi è più consistente l'aumento della pressione endouterina esercitata dal feto e dagli annessi (placenta e liquido amniotico). A questo si associa un incremento del flusso ematico uterino, al fine di garantire un'adeguata perfusione placentare e quindi una giusta crescita fetale.

La mammella va incontro a un aumento di dimensioni per l'accumulo di tessuto adiposo, e soprattutto per lo sviluppo della ghiandola mammaria sotto lo stimolo ormonale; l'areola mammaria si allarga, diventa più scura, e compaiono piccoli rilievi, tubercoli di Montgomery, ghiandole sebacee ipertrofiche.

Anche a carico del cuore e del sistema vascolare si determinano modificazioni importanti: il volume ematico aumenta, con conseguente emodiluizione (l'emoglobina si riduce), e si abbassa la pressione sanguigna, per gli effetti degli elevati livelli di estrogeni e progesterone sui vasi sanguigni. La gravidanza fisiologica è inoltre caratterizzata da uno stato di ipercoagulabilità, finalizzata a proteggere la madre dall'emorragia postpartum.

La dilatazione dell'albero venoso periferico, associata alla compressione esercitata dall'utero, può comportare la comparsa di varici ed edemi degli arti inferiori, e soprattutto alla fine, di emorroidi. La ridotta motilità esofagea e la compressione dello stomaco causano spesso bruciore gastrico e pirosi.

E non c'è da spaventarsi se mentre si lavano i denti esce sangue: è la normale conseguenza dell'iperemia gengivale.

Sin dalle prime settimane di gravidanza il flusso ematico renale e la velocità di filtrazione del rene aumentano, e questo spiega perché le future mamme devono correre a far pipì più spesso!

Molto temute sono le modificazioni del sistema cutaneo: le “striae gravidarum”, smagliature rossastre che compaiono su addome e seno tendendo a cicatrizzare; la “linea nigra”, iperpigmentazione della linea alba al centro dell'addome; il “cloasma gravidarum”, macule brune che compaiono sul viso.

Allora cara mamma non spaventarti se il tuo corpo cambia e non preoccuparti se a volte non ti riconosci più guardandoti allo specchio: tutto svanirà magicamente quando finalmente mi stringerai tra le tue braccia...•

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

"Oddio! Sono incinta!"

donna feliceLa gravidanza è un'avventura straordinaria che ogni donna affronta con tanta felicità e qualche timore. Quell'incontro tra due cellule da cui nascerà una nuova vita cambia il corpo e la mente, e niente è più come prima...

Innanzitutto cambia il fisico, che si prepara ad accogliere l'embrione. Perché gli odori prima normali ora infastidiscono? Perché quella nausea solo a nominare il cibo? Sono disturbi tipici del primo periodo, scatenati da una sorta di battaglia, a suon di antigeni e anticorpi, che insorge nella donna in quanto per l'organismo materno l'embrione è un “altro da sé”. Allo scoccare dei tre mesi, di solito, quando il feto ha completato i suoi organi vitali, i due organismi si riconoscono e cominciano a stare bene insieme! Sono piccoli grandi miracoli della gravidanza dovuti in buona parte agli ormoni che in questo periodo scatenano effetti speciali. 

Il primo ormone a entrare in azione è la BetaHCG, usato come indicatore nei test di gravidanza. Secreto subito dopo il concepimento, ha il compito di spingere il corpo luteo a produrre quantità crescenti di estrogeni e progesterone, essenziali all'annidamento dell'ovulo e al suo nutrimento. Gli estrogeni rendono il seno congestionato e dolente, il progesterone causa stitichezza, mal di testa, stanchezza e sonnolenza. Si sente il bisogno di correre a far pipì più spesso del solito: è colpa dell'utero che aumenta sempre più di volume, premendo sulla vescica, prima sotto la stimolazione estroprogestinica, e poi dal secondo trimestre per l'aumento della pressione endouterina esercitata dal feto e dagli annessi (placenta e liquido amniotico).

Poi ci sono gli ormoni esclusivi secreti solo in gravidanza, come l'HPL (ormone lattogeno placentare). Circola fin dalla sesta settimana, ed è in gran parte il responsabile della fisiologica resistenza periferica all'insulina, che la donna presenta in gravidanza al fine di garantire un adeguato e costante apporto di glucosio al feto: garantisce che il bimbo riceva sostanze nutritive a flusso continuo, anche di notte quando la mamma dorme. Infine si modifica e si incrementa la produzione di endorfine, gli ormoni del benessere, che aiuteranno la futura mamma a sopportare il dolore e che raggiungeranno il picco durante il travaglio. 

Oltre al corpo la gravidanza cambia anche la mente. Quando si sa di aspettare un bambino, pur desiderato, insorgono sensazioni di incertezza e timore per un cambiamento così potente che, oltre a stravolgere il fisico, rischia di rivoluzionare anche le sicurezza e il tranquillo “tran tran” di una vita intera, soprattutto oggi che le gravidanze arrivano a un'età più avanzata. Ci si chiede se il bambino sarà sano, se si è in grado di crescerlo portando avanti il lavoro e la vita di coppia.

Questo inconscio processo psicologico porta anche a un'intensa attività onirica, poiché in gravidanza i sogni riflettono la vulnerabilità vissuta in questo momento cruciale nella vita femminile, e possono aumentare la loro produzione e intensità, in relazione alle varie fasi che la donna incinta sta attraversando.

In conclusione, la gravidanza è varcare i confini del sé, immergendosi nel mistero di una galassia sconosciuta, come lo sbarco sulla Luna, una delle più straordinarie avventure toccate al genere umano, che ogni donna vive ogni volta che sa di aspettare un bambino. •

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

 

 

E se smettessi di fumare?

fumoAl rientro dalle vacanze estive, generalmente, si è più rilassati e più propensi ad attivare e  dar vita a.. buoni propositi. Uno di questi può essere il desiderio di smettere di fumare. 

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Una Community per tutti noi genitori

Una community per tutti i genitori e per i loro bambini, nata dall’esigenza dei lettori della rivista di confrontarsi, ma anche dai volontari dell’Associazione NO PROFIT “Bambini e Genitori” per offrirsi e offrire un continuo sostegno reciproco.

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canzoni da mangiare

cibo.jpgCome scrive Marcel Proust, il profumo di una madeleine inzuppata nel tè rievoca emozionanti ricordi d’infanzia: ci sono fragranze che diventano attivatori di ricordi e ricreano nella memoria immagini nitide di vita vissuta.

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avete mai provato a pesarvi con l’isee?

peso.jpg

Si, ho scritto bene, pesarvi. Perché è questo l’obiettivo dell’ISEE: calcolare il peso “economico e patrimoniale” del nucleo familiare, determinandone il merito nell’accesso ai servizi economici agevolati.

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le arti marziali: cosa sono veramente?

jujitsu.jpg

Io sono Ben insegnante di ju jitsu del team Ju Jitsu SHINSEN, atleta della nazionale italiana, campione italiano, bronzo europeo e mondiale. Voglio parlare del Ju Jitsu sport quasi completamente sconosciuto.

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Le foto dell'estate di Chiara e Francesco

“Mi piace andare in vacanza in campeggio perchè si vive in libertà fra tanti alberi e giochi all’aperto. Al mattino mi svegliano gli uccellini che si mettono proprio sopra alla mia testa e cominciano “il concerto”... per fortuna che ci sono loro, altrimenti arriveremmo in spiaggia troppo tardi! 

Di giorno posso stare tutto il tempo in costume e andare dove voglio senza essere accompagnata da mamma e papà... questa si che è libertà!” 

Chiara, 11 anni

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“Qui all’isola d’Elba il mare è bellissimo e ho subito imparato a nuotare con maschera e pinne... Ora che “sono grande”non ho più paura di mettere la testa sott’acqua, perchè con la mia maschera posso vedere tutti i pesci che ci sono in questo mare trasparente come una piscina!... Quando tornerò a casa, potrò vedere i pesci anche nella vasca da bagno! Mi basterà mettere la maschera... ”    

Francesco, 4 anni

 

Come può la muay thai aiutare i nostri bambini?

muay-thai.jpgNei bambini è naturale la voglia di “aggredire”. Essi imparano che alcune forme di prepotenza permettono loro di controllare risorse come giocattoli o l’attenzione dei genitori. L’aggressività, infatti è ben diversa dalla distruttività, anzi è soprattutto spirito d’iniziativa, energia, vivacità. Il bambino vuole giocare alla lotta perché essa emerge come pulsione istintiva, e attraverso essa scopre naturalmente il proprio corpo.

Tutti gli sport di Contatto e di Situazione hanno sicuramente un’ accessibilità, una fruibilità superiore alla media degli altri sport e una capacità formativa della personalità, che scaturisce spontaneamente dalla ricerca continua dell’autostima nel confronto-gioco uno contro uno.

I giochi di contatto, i giochi di lotta, contribuiscono in particolar modo ad indirizzare gli eccessi di energie su binari ben accetti a livello pedagogico poiché confrontarsi è l’espressione di un impulso che il bambino desidera esteriorizzare.

Il bambino che pratica un’arte marziale acquisisce padronanza e conoscenza del proprio corpo, piccoli tasselli di un mosaico orientale ricco e pieno di sfacsfaccettature e cresce in un ambiente in cui etica, rispetto e conoscenza di sé sono le fondamenta di uno sviluppo sano e in cui la sua naturale vivacità trova libero sfogo; è infatti dimostrato che l’iperattività del cervello blocca le capacità sensitive e intuitive.

Ma perché la Muay Thai? La Muay Thai è un’arte marziale che nasce nell’antico regno del Siam (odierna Thailandia) e che racconta le gesta eroiche di un popolo che nei secoli ha sviluppato un particolare ed efficace stile di lotta, vessillo di una cultura millenaria e autentica. È importante sottolineare che la Muay Thai, a dispetto del pensare comune, non comprende la parola “violenza” nel proprio vocabolario, in quanto si avvale di strumenti che vanno ben oltre la manifestazione della forza e della sottomissione.

Questa arte marziale infatti, parte dal presupposto che la lotta non è un modo per scontrarsi, ma un’occasione per incontrarsi in un ring immaginario dove gioco, sport e disciplina si fondono insieme. Il fine ultimo perciò non è la vittoria sull’altro, ma la crescita grazie all’altro.

Provare per credere!

a cura di Agnese Giusto
insegnante di arti marziali

 

lo shiatsu è un incontro...

shiatsu.jpg

Lo shiatsu é una relazione “con tatto” che ci aiuta ad aprirci meglio al mondo e agli altri. La mente ed il corpo, senza dimenticare l’anima, comunicano, si amano, si allontanano e si cercano.

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se una voce sola si sente poco...

antoniano.jpg

Sin dal primo momento in cui un bambino ti lancia una pallina o ti chiede di battere il cinque, è soprattutto una la cosa che sta cercando. Non il semplice gioco, ma la possibilità di condividerlo.

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Internet: una risorsa per leggere, ascoltare, vedere favole!

bimbi al computerIl periodo in cui viviamo ci offre vari canali e strumenti di comunicazione (carta stampata, televisione, radio, telefono, Internet) che consentono l'accesso a tantissime informazioni. Ma come possiamo sfruttare al meglio le tecnologie informatiche? 

Alcune tra le domande che sorgono spesso, tanto più quando le tecnologie informatiche si intrecciano con il mondo dei più piccoli,  sono le seguenti: 

Come poter navigare su Internet senza che vi sia il pericolo di imbattersi in contenuti dannosi, osceni o sgradevoli? 
Come poter essere sicuri dell'attendibilità e della qualità delle informazioni presenti su un sito web?
Quali applicazioni o giochi sono più adatti per la crescita di mio figlio? e quali strumenti tecnologici  (personal computer, smartphones,…) impiegare?

In questo articolo iniziamo a esplorare le potenzialità di Internet come strumento utilizzabile per trovare materiale che possa aiutarvi a trascorrere del tempo insieme ai più piccoli in maniera divertente e fruttuosa.

Esistono tanti siti web che contengono fiabe, favole e fumetti adatti alle varie età dell'infanzia o della fanciullezza; vi segnalo solo quelli riconducibili a organizzazioni ben note e fidate, che hanno il grande pregio di pubblicare spesso contenuti di alta qualità e attendibilità garantendo al visitatore l'assenza di materiale osceno nonché di dubbio o dannoso valore morale e formativo. 

Per esempio in www.carabinieri.it,  c'è uno spazio per i ragazzi (7-11 anni) e per i più piccoli contenente fiabe, favole e fumetti che trattano in maniera semplice argomenti piuttosto delicati (sfruttamento dei minori, violenza e maltrattamenti, etc) fornendo anche consigli molto utili per i bambini e per i genitori.

Una nota importante valida in generale per la navigazione su Internet: ponete sempre attenzione quando digitate manualmente un indirizzo web (anche detto URL); basta omettere o sbagliare anche una sola lettera per rischiare di accedere a siti ingannevoli o con contenuti potenzialmente dannosi per il vostro PC o telefono (es. virus) o addirittura osceni.

Per l'accesso ai siti web, anche quelli più noti, vi consiglio di utilizzare i più comuni motori di ricerca (Google, Tiscali, Yahoo,…). 

Se volete raccontare le favole classiche di tradizione romana e greca, vi segnalo il sito ICONOS, i cui contenuti sono curati dalla cattedra di Iconografia e Iconologia del Dipartimento di Storia dell'Arte della Facoltà di Scienze Umanistiche dell'Università di Roma “La Sapienza", dove sono elencate le principali storie di Fedro ed Esopo.

Se a vostro figlio piace la Scienza, in particolare l'Astronomia, vi raccomando il sito dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Nella sezione “Educational”  trovate “La scienza a fumetti”, storie affascinanti come la composizione dell'Universo, la Terra vista dalla Spazio e la vita degli astronauti nella stazione orbitale internazionale. I contenuti sono particolarmente adatti a ragazzi dai 9/10 anni, meglio se in compagnia di adulti per via delle tematiche complesse affrontate.

Una delle caratteristiche che ha contribuito sin da subito alla diffusione di Internet al grande pubblico è quella della multimedialità. Internet non offre solo informazioni testuali o grafiche ma anche contenuti audio e video. Nello scorso articolo vi ho segnalato siti internet affidabili dove scaricare storie da leggere con i vostri figli. Qui invece vi segnalo il sito web di Piccola Radio: “il percorso sonoro che RADIO TRE dedica alla lettura per l’infanzia e al mondo dei più piccoli”.

Piccola Radio è un’emittente accessibile esclusivamente via web che permette ai bambini di entrare nella magia di una fiaba, oltre che consigliare ricette di cucina, itinerari di viaggio e canzoni ma tutto sempre per i piccoli ascoltatori.

E’ possibile ascoltare sia la diretta audio (anche detta streaming) sia scaricare le puntate precedenti che sono disponibili in formato mp3 cliccando sulla scritta “podcast” oppure sul riquadro “Archivio” collocato nella parte in basso a destra nella pagina. Si accede a Piccola Radio dal sito di Radio Tre (http://www.radio3.rai.it), si scorre la pagina in basso fino a trovare sulla destra il riquadro “piccola RAI radio3”.

Rimanendo sempre in tema ma cambiando canale, su RAI Radio1 sono disponibili una serie di audiofiabe in formato mp3, ossia dei racconti brevi dei grandi della letteratura, ascoltabili sul sito stesso o scaricabili sul proprio computer o smartphone in modo da essere riprodotti quando si ritiene più opportuno.

Per trovare il sito vi consiglio di digitare su un motore di ricerca le seguenti parole chiave: audiofiabe radio1. In ogni caso il link è il seguente:

http://www.radio.rai.it/radio1/fantasticamente/elencoaudiofiabe.cfm

Uno dei maggiori pregi dei contenuti audio è che ben si prestano a essere ascoltati in automobile quando siete con i vostri figli.

Se avete uno stereo in grado di leggere il formato mp3 allora basta unicamente registrare le tracce audio su un CD/DVD tramite uno dei programmi che spesso sono già installati sui personal computer altrimenti è necessario prima convertire i files mp3 in formato .wav (ad esempio tramite Windows Media Player) e poi masterizzare il CD.

E’ importante evidenziare che le fiabe, le favole e i fumetti in formato digitale (testo o audio) non sono da intendersi come sostituti dei tradizionali libri, che mantengono ancora un’elevata fruibilità, ma come validi complementi da tenere in considerazione per arricchire i contenuti già presenti in casa, magari quando servono in tempi rapidi dei nuovi racconti oppure si vuole rispondere in maniera semplice alle domande poste da figli particolarmente curiosi su tematiche complesse o delicate.

Se avete domande, curiosità, dubbi scrivetemi pure una email ma anche una bella lettera.•

a cura dott. Antonio Di Napoli
ingegnere informatico

 

Un’idea per risparmiare? i detersivi alla spina naturali!

maialino.jpg

La maggior parte di noi ha l’abitudine di comprare solo grandi marche, influenzati delle pubblicità che vediamo. Ma quanti di noi sanno che il prezzo di un detersivo confezionato è determinato dalla materia prima per produrre il flacone, l’etichetta e l’energia elettrica necessaria alla sua produzione?

Il vero business delle grandi marche non sta nel prodotto che usiamo bensì nella sua confezione, nel suo “packaging”. Tuttavia quella stessa confezione, appena finito il detersivo viene gettata nella spazzatura diventando un vero e proprio peso per la comunità, perché queste migliaia di flaconi devono essere smaltite in discariche che già scoppiano di rifiuti.

Il contenuto di ogni flacone, ovvero il prodotto che noi usiamo, di per sé ha un costo irrisorio e per assurdo ci converrebbe acquistare un flacone da 25 litri, che ci permetterebbe di pagare una somma inferiore 5 volte a quella dell’acquisto di singole confezioni da poco meno di due litri.

Il detersivo sfuso costa meno principalmente perché si risparmia sull’acquisto del contenitore, ma anche perché c’è un rapporto diretto fra il commerciante ed il produttore. Spesso la colpa della poca diffusione dei prodotti non confezionati è da ricercarsi nelle nostre abitudini: non abbiamo tempo per prendere due taniche e metterle in macchina, per attendere che il flacone si riempi ed abbia una nuova vita… preferiamo pagare di più, inquinare di più, lasciare ad altri l’incombenza di fa sparire tonnellate e tonnellate di plastica. Ogni volta che si acquista un flacone di detersivo infatti, si acquista un futuro rifiuto, si spreca una gran quantità di energia, si inquina l’ambiente, ma con un piccolo gesto da parte nostra è possibile evitare tutto questo, ma soprattutto risparmiare!

I detersivi alla spina puntano a ridurre i contenitori, semplicemente permettendone il riutilizzo: dobbiamo fare nostra e dei nostri figli la consapevolezza che la riduzione dei rifiuti rende il mondo più pulito. Inoltre non trascurabile è l’effetto immediato del risparmio economico nelle nostre tasche: si è calcolato che acquistare prodotti sfusi può portare a un risparmio familiare di più di 700 euro all’anno che noi genitori potremmo destinare ad attività educative per i nostri figli o ad una vacanza estiva più lunga tutti insieme… insomma a qualcosa di più fruttuoso che produrre rifiuti! Un mondo più pulito è un regalo a se stessi ma soprattutto ai propri figli… è inutile lavorare per assicurare loro un futuro quando gli stiamo lasciando un mondo pieno di rifiuti. Siamo abituati a bere da sempre birra alla spina e ci sembra la cosa più comune dentro un bar… quindi perché non abituarci anche ai detersivi alla spina?

a cura di Alessandra e Valentina
responsabili punto vendita detergenti e saponi ecologici e biologici

 

Vi raccontiamo la “disgrazia” di una disabilità che è diventata per noi un’opportunità di vita piena...

bambini_famigliaLa nostra famiglia ha una composizione abbastanza “variegata”: ci siamo noi genitori Claudia e Alessandro, sposati da 16 anni; le figlie naturali Daniela (15 anni), Alessia (13), Sara (9), una figlia adottata alla nascita, Manuela (4 anni) e una bambina di 12 anni in affidamento: Angelica.

Viviamo a Roma in una casa che, come si può capire dai nomi, è a forte prevalenza femminile: di certo non c’è molto tempo per annoiarsi, e soprattutto non mancano spazzole, bambole e scarpe da donna di ogni misura! Purtroppo (ora è il papà che scrive) cominciano ad aumentare a dismisura i vari tipi di trucco…

Volentieri vi raccontiamo in queste righe la nostra esperienza legata proprio alla più piccola, Manuela: fu abbandonata alla nascita per via della sua malattia, la Leucomalacia Periventricolare Cistica. Si tratta di una patologia conseguente a emorragia prenatale che ha causato una paralisi cerebrale infantile con danni alla corteccia in varie parti, in particolare della sostanza bianca. Questo evento ha reso impossibile alla nascita una diagnosi precisa sugli esiti successivi in merito a capacità motorie e intellettive, proprio per la vasta e disordinata localizzazione dei danni: di fatto fino ai 2 anni i medici hanno potuto esprimere soltanto ipotesi e solo da poco possiamo avere un’idea più precisa sulla salute di Manuela.

Gli esiti odierni consistono in una tetraparesi da ipertono con difficoltà motorie, soprattutto agli arti inferiori dove il controllo volontario è minimo; quelli superiori vanno un pochino meglio, mentre il controllo del busto e della posizione seduta sono ancora insufficienti. Risulta a oggi assai improbabile che possa in futuro camminare da sola, forse con l’aiuto di ausilii specifici qualcosa si potrà fare; dal punto di vista cognitivo invece il suo ritardo è molto più contenuto e i progressi sono all’ordine del giorno, “complici” le sorelle e l’entrata nel mondo scolastico.

Cosa ha significato l’entrata di Manuela nella nostra vita? Tante cose, tutte sorprendenti: forse proprio perché i medici non potevano sbilanciarsi siamo partiti senza aspettarci nulla, prendendo ogni piccolo progresso come un Dono. Certamente la vita di famiglia, già abbastanza complicata con 3 figlie, ci è stata stravolta: ma in una forma molto più bella di prima! Molto impegnativa, soprattutto i primi 2 anni quando praticamente ogni mattina c’era una visita in un qualche ospedale del Lazio; eppure molto più piena di gioia, di “peso specifico”.

Quello che più ci commuove da genitori è il vedere come davvero Mimmi (questo il soprannome datole dalle sorelle) sia fusa completamente nella nostra famiglia, sin dal primo giorno: ogni tanto qualcuno ci ricorda che l’abbiamo adottata, fosse per noi l’avremmo già dimenticato per quanto è naturale e preziosa la sua presenza, allegra e pur piena di senso della vita.

Ecco, c’insegna tantissimo, ogni giorno: le nostre figlie stanno imparando quanto sia ricco il donarsi, che apparentemente sembra un DARE ma in realtà è RICEVERE, noi genitori veniamo continuamente ridimensionati nelle nostre frenesie (e fesserie) di ogni giorno; e chiunque viene in contatto con lei ci testimonia come già la sola sua presenza sia fonte di pace: inaspettatamente per via della sua condizione, in realtà proprio in forza della sua disabilità che testimonia quanto la vita sia molto più preziosa di quel che i parametri di “benessere” proposti oggi dalla nostra società vorrebbero indicarci come “vita che vale la pena di essere vissuta oppure no. E benedetta sia la donna che, per motivi che solo Dio conosce, ha comunque resistito al “ragionevole” suggerimento (che qualcuno le avrà probabilmente dato) di abortire: ha dato alla bambina la cosa più preziosa che poteva, la vita!

Molti, ogni giorno, ci chiedono: “Ma come vi è venuto in mente di prendere in adozione una bimba diversamente abile?”, tra ammirazione e sguardo del tipo “QUESTI-SONO-FUORI-DI-TESTA”. Sveliamo un piccolo segreto: non siamo stati né bravi né buoni; semplicemente… FURBI! Abbiamo infatti creduto all’intuizione di quel momento quando è comparsa nella nostra vita, non cercata, la sua storia: che in questa bimba cioè ci fossero nascoste per noi tutti tante Grazie di Dio. A pensarci oggi anzi dobbiamo ammettere di aver sbagliato la previsione, ma in difetto: infatti molto di più di quanto osassimo sognare all’inizio ci è stato Donato, ed ogni giorno ci è sempre più evidente come questa vita terrena acquisti il suo vero senso spendendosi.

E oggi non possiamo tacere sul fatto che la “disgrazia” (il termine più usato in questi casi) di una disabilità può diventare un’opportunità di Vita Piena, non comprensibile per chi la vive dal di fuori; impossibile a dirsi per noi solo qualche anno fa. Nostra figlia è una diversamente abile, lo sarà per tutta la vita: eppure non abbiamo mai conosciuto una persona più piena di allegria, di pace, di serenità di lei. Nessuna più seducente, perché attrae verso Dio e non verso se stessa: non conosciamo un uso migliore del proprio corpo in questa vita, quante donne dovrebbero scoprirlo!

Testimonianza
di Alessandro, Claudia e famiglia (RM)

Com'è "fare teatro" per i bambini?

bimbo a teatroFare teatro è una delle attività più complete e coinvolgenti che si possono proporre ai bambini. Negli ultimi anni, sono molte le associazioni che promuovono questo tipo di formazione e di divertimento per i bambini,

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I giochi di una volta: molta fantasia e tanto divertimento!

giochi di una voltaI nostri nonni raccontano come tanto tempo fa riuscivano a divertirsi avendo a disposizione materiali poveri, un bicchierino di latta, un manico di scopa, una palla di pezza. All’improvviso rivivono antiche viuzze e sterrate piazzette, piene del vociare continuo di frotte di ragazzini, tutti intenti allo stesso gioco.

La ruzzica” si fa con un mattone di terracotta che viene arrotondato lentamente utilizzando un sasso di materiale più duro. Alla fine si liscia fregandolo su una pietra bagnata.

Una volta confezionata “la ruzzica” si gioca cercando di lanciarla più lontano dei compagni di gara.

Vince chi riesce a farla correre per un tratto più lungo.

Per “lo fischietto” si prendono i noccioli delle albicocche, si sfregano lungamente su una pietra bagnata o sulle scale di peperino o sui selci inumiditi fino a bucarlo. Si lava il mezzo nocciolo rimasto e si fischia soffiando sopra il buco.

Il battimuro” consiste nel battere violentemente i soldi contro un muro qualsiasi. Vince chi riesce a piazzare il proprio soldo vicino a quello dell’avversario a una distanza minore della lunghezza del palmo della propria mano.

La palla di pezza” è il gioco del calcio, giocato in modo rudimentale utilizzando una palla fatta di stracci cuciti. Il gioco si svolgeva nelle piazzette e nei vicoli del paese.

La stella” è il famoso gioco dell’aquilone. Si realizza ritagliando a forma di rombo un foglio di carta colorata, per tenerlo ben teso gli si applica sotto un arco di canna spaccata attaccato con colla di farina. A uno dei vertici si applicano striscioline come coda. La stella si lancia con un lungo filo nelle belle giornate di primavera.

La corda” è un gioco ancora oggi conosciuto. Due ragazze fanno girare una corda tenendola ognuna per una delle estremità. Una terza compagna entra senza che loro si fermino e salta secondo il ritmo e la velocità con cui le due decidono di far girare la corda. Chi sbaglia va a girare la corda mentre l’altra salta. •

a cura di Francesca Cristofari

L'albero di Natale fra storia e creatività...

nataleL'immagine dell'albero come simbolo del rinnovarsi della vita è un tradizionale tema pagano presente sia nel mondo antico che medioevale e, probabilmente, in seguito assimilato dal Cristianesimo. La derivazione dell'uso moderno da queste tradizioni, tuttavia, non è stato provato con certezza. Sicuramente esso risale almeno alla Germania del XVI secolo. Ingeborg Weber-Keller (professore di etnologia a Marburgo) ha identificato una cronaca di Brema del 1570 secondo cui un albero veniva decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta.

La città di Riga è fra quelle che si proclamano sedi del primo albero di Natale della storia nel 1510. Prima di questa apparizione "ufficiale" dell'albero di natale si può però trovare anche un gioco religioso medioevale celebrato proprio in Germania il 24 dicembre, in cui venivano riempite le piazze e le chiese di alberi di frutta e simboli dell'abbondanza per ricreare l'immagine del Paradiso. Successivamente gli alberi da frutto vennero sostituiti da abeti poiché questi ultimi avevano una profonda valenza "magica" per il popolo. Avevano specialmente il dono di essere sempreverdi, dono che secondo la tradizione gli venne dato proprio dallo stesso Gesù come ringraziamento per averlo protetto mentre era inseguito da nemici. Non a caso, sempre in Germania, l'abete era anche il posto in cui venivano posati i bambini portati dalla cicogna.

L'usanza entrò nelle case nel XVII secolo e agli inizi del secolo successivo era già pratica comune in tutte le città della Renania. L'uso di candele per addobbare i rami dell'albero è attestato già nel XVIII secolo. A tutt'oggi, la tradizione dell'albero di Natale è sentita in modo particolare nell'Europa di lingua tedesca, sebbene sia ormai universalmente accettata anche nel mondo cattolico. A riprova di questo sta anche la tradizione, introdotta durante il pontificato di Giovanni Paolo II, di allestire un grande albero di Natale in piazza San Pietro a Roma, cuore del cattolicesimo mondiale.
 
Realizziamo il nostro albero di Natale fai da te!
“E' un alberello di Natale facile ed economico: dobbiamo procurarci un rotolino di cartone della carta igienica, carta crespa marrone, carta crespa verde di diverse tonalità e colla vinilica. Bisogna ritagliare rettangoli di carta verde arrotolarli a mo' di caramella e piegarli per dare consistenza alle foglie. Le foglie così realizzate verranno incollate fino a formare la chioma, mentre il rotolino rivestito di carta marrone sarà il tronco. Un altro modo potrebbe essere quello di formare dei piccoli coni con carta decorata natalizia da attaccare insieme fino a formare un piccolo alberello.”

Francesca, mamma di Jacopo e di Jari

Quale' il modo migliore di educare i propri figli?

Come genitore mi sono sempre chiesta quale fosse il modo migliore per educare e crescere i miei figli. Sono certamente consapevole che “l'infanzia costituisce l'elemento più importante nella vita dell'adulto: l'elemento costruttore. Il bene o il male dell'uomo nell'età matura è strettamente legato alla vita infantile da cui ebbe origine. Sull'infanzia ricadranno tutti i nostri errori e su di essa si ripercuoteranno in modo indelebile.”

Cosi scriveva Maria Montessori nella prefazione del suo libro “Il segreto dell'infanzia”. Allora era una novità, agli inizi del secolo scorso la società non riconosceva il bambino come soggetto con dei diritti, non esisteva una cultura dell'infanzia, di cui la Montessori è stata una promotrice.
A distanza di cento anni il bambino è diventato soggetto attivo, con potenzialità e risorse sue proprie, che si rapporta con l'adulto, con le sue emozioni e sensazioni, che apprende anche e soprattutto tramite esse.
Essere genitore significa interrogarsi, prestare ascolto ai bisogni dei figli, nel rispetto della loro integrità e autonomia, evitando di manipolarli.
Francesca Cristofari, mamma di Jacopo e Jari

 

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Maria Rita Parsi scrive: “I figli non sono di nostra proprietà, ma passano attraverso di noi”. Fin qui la teoria, ma come fare a metterla in pratica? Il genitore perfetto non esiste. Esiste però il genitore che, forte dell'attenzione e dell'ascolto che dedica al figlio, sa mettere limiti fermi e rassicuranti, consapevole dell'importanza che ha per il bambino il confronto con un adulto capace di contenerlo.

Pensiamo che forse è necessario scontrarci con i nostri errori. Pensiamo che dobbiamo crescere con i nostri figli e apprendere con umiltà. Pensiamo anche che è importante il confronto, lo scambio di esperienze e di consigli come spunti di riflessione. Per dirla con Maria Montessori: “Stimolare la vita lasciandola libera di svilupparsi, ecco il primo dovere dell'educatore. Per una simile delicata missione, occorre una grande arte che suggerisca il momento giusto, che limiti l'intervento, e che non disturbi o devii, anziché aiutare, l'anima che sorge a vita e vivrà in virtù dei propri sforzi”.


Stefania Mammetti, mamma di Sofia

Un pensiero di Osho per riflettere insieme...

"I genitori dovrebbero essere consapevoli di come condizionano i loro figli. E ai bambini dovrebbe essere data la possibilità di sperimentare il bene e il male, così che possano decidere da soli. Lasciate che trovino la loro strada: voi state soltanto molto attenti che non cadano in un  fosso!

Non dite mai nulla ai vostri figli che non sia una vostra esperienza esistenziale. Accettate la vostra ignoranza, questo vi procurerà un maggior rispetto, più fiducia in ciò che siete. L'ego del genitore pretenderebbe di conoscere tutto!

Siate rispettosi nei confronti del bambino; i genitori si aspettano il rispetto dei figli, ma si dimenticano che è una cosa reciproca: rispetta i bambini e loro ti rispetteranno!

Fidati dei bambini e loro si fideranno di te, allora sarà possibile una comunicazione." •

 Osho

Rivisitando la parmigiana

ricetta_parmigiana.jpgSapori e ingredienti e del nostro territorio si mecolano per dare voce ad una interpetazione della parmigiana tutta emiliana dal sapore delicato che piacerà molto anche ai nostri bambini!

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tradizione... che emozione!

bruschetta.jpgBambini sapete cos'è la tradizione?

E' come un vecchio scatolone ricco di storie, segreti e passioni, dialetti ed espressioni, sapori e buoni odori, abitudini e ricette, nonostante le lancette!!

E' la nonna che prepara il sugo al mattino, il suo profumo nel vicoletto del paesino, pane, olio e pomodoro per il nostro spuntino!

E’ la tavola imbandita con la famiglia in festa, il cappello di carta che nonno porta in testa,

Sono gli utensili che oggi non usiamo più, perché ce ne sono di migliori, o perché siamo diventati un po’ pigroni?

Hai mai visto un passino? Al sugo di pomodoro toglieva ogni semino... oggi lo compriamo già pronto in un barattolino!

E lo schiacciapatate? Per il purè!

Il mancinino, sapete, triturava i chicchi di caffè!

Sono i piatti tipici del nostro paese, il pesto genovese, l’orecchietta pugliese, dell’Emilia-Romagna è il tortellino, siciliano l’arancino, la ribollita toscana, la cacio e pepe romana, la pizza napoletana!

E’ la pasta fatta a mano, è il paesaggio italiano!

Ma lo ha ogni paesino, ogni regione, ciascuno nel mondo ha una sua tradizione!

Si conserva nel cuore, è un prezioso valore, e se condiviso, porta un sorriso! Chiedete a Nonni, zii, mamme e papini cosa mangiavano da bambini, oggi tutto è confezionato, già pronto, come si preparava invece un tempo? Tante cose sono migliorate, altre perdute, ma la tradizione non scompare, se ce la facciamo raccontare, e tante ricette antiche possiamo assaggiare!

La mia ricetta preferita, che mi preparava la mia nonnina a merenda, è la Panzanella, ecco gli ingredienti:

1 fetta di pane raffermo, ammorbidito con un po’ di acqua, e condito con dei bei pomodori freschi di stagione dell’orto, un filo di olio extravergine e una foglietta di basilico profumatissimo!

Ora tocca a voi!

a cura dott.ssa Alessandra Augusti
biologa, nutrizionista

missione spesa: un gioco a sorpresa!

nutrizione_gelato.jpg

Se un aiuto a mamma ci sentiamo di dare, sarà un po’ come mangiare... riempiremo la pancia di cose buone, allegria, amore e gustoso stupore! Bastano piccole cose, saranno sempre meravigliose!

Come aiutare la mamma a fare la spesa, puo’ diventare un gioco a sorpresa! Ricordiamole, innanzitutto, una borsa capiente, e la lista da tenere a mente!

Detective ora siam pronti a diventare, per ogni etichetta che andremo a spulciare!

Attenzione a zucchero e grassi come primo ingrediente, l’elenco più corto è quello vincente!

Di stagione verdura e frutta, nel carrello facciamo la scorta!

 

E per una merenda speciale, ecco cosa possiamo comprare:

lo yogurt bianco è quello migliore, lo coloreremo noi con tante sfumature!

Di succosa e dolce frutta strepitosa, croccanti mandorline, e cioccolato in goccioline!

Missione compiuta, ragazzi... La mamma, l‘ambiente e la salute vi ringraziano da pazzi!

Ed ora ci godiamo la nostra merenda: 1 yogurt bianco, 1 pugnetto di frutta secca (mandorle, noci, nocciole), 1 frutto fresco di stagione o miele o marmellata, goloso cioccolato, una bella coppetta e tanta, tanta fantasia!

a cura dott.ssa Alessandra Augusti
biologa, nutrizionista

 

Fantasia di verdure natalizie

Fantasia di verdure natalizie.jpgSapete bambini che le verdure ci permettono di preparare dei coloratissimi piatti per aprire il pasto?

È arrivato il Natale, presto andiamo a preparare! Nonni, zii, nipoti e cugini, sorelline e fratellini, Tutti insieme siederemo intorno al tavolo imbandito, in compagnia assaggeremo piatti da leccarsi il dito!

E tra racconti e risate, resoconti e chiacchierate, ecco che Gesù Bambino scalderà il nostro cuoricino!

Intanto prepariamo un antipasto di verdurine, per riempire già un pochetto le pancine, al forno, cremose o in padella, fresche o alla griglia, per gustarci poi tutto l’Amore della famiglia!

In più, ci aiutano a digerire meglio tutti i golosissimi cibi che ci saranno, aiutandoci anche a non esagerare con la forchetta, perché ci saremo saziati un po’ prima!

Non dimenticate che, dopo la Vigilia, ci saranno tantissimi altri pasti, fino alla Befana, in cui avremo occasione di mangiare tantissime altre bontà! E se iniziamo il pasto con qualche verdurina colorata, eviteremo anche un bel mal di pancia per aver mangiato troppo, avremo più tempo invece di farci tante risate e stare in compagnia della nostra famiglia!

Possiamo sorprenderli, ad esempio, con una bellissima Carota-Candela segnaposto, da sgranocchiare mentre aspettiamo il primo piatto! Cosa ci serve? Solo una carota per ciascun posto a tavola, e un bel peperone colorato con cui creare la base e la fiamma della nostra candela, insieme a qualche stuzzicadenti! Oppure, che ne dite di un Albero di Natale fatto di pisellini verdi, palline e fili di carota, stelline di zucca, e un tappetto di cavolfiori? Basterà prendere in prestito qualche verdurina cotta in cucina e, dopo aver messo insieme la “chioma”, aggiungeremo le decorazioni con le formine!

Tantissimi auguri di un sereno e felice Natale e Anno Nuovo, a voi e alle vostre famiglie!

a cura dott.ssa Alessandra Augusti
biologa, nutrizionista

 

I biscotti unici al mondo...

biscotti.jpgMastri pasticcini, indossate i grembiulini, andiamo a preparare una merenda eccezionale... con formine e mattarello, cucinare è proprio bello!

Senti che profumo e che sapore il biscotto fatto con amore!

Golosi e sani, perché li hai preparati tu, con le tue mani!

Basta mettere in terrina un pochino di farina, poi le uova di gallina, prese dalla nonna Pina, l’olio, la buccia del limone grattugiata, tanta marmellata, il lievito, un pizzico di sale e si inizia ad impastare!

E, come per magia, tra le mani e fantasia, la farina è diventata una pallina colorata, che andiamo a trasformare in tanti biscotti da mangiare, dalle forme più speciali, come dei razzi spaziali!

Colorati fiorellini, tanti tanti cuoricini... non resta che infornare e andiamo ad assaggiare!

Per preparare i nostri biscotti speciali, ecco tutto quello che ci occorre!

Una volta pronti, poniamoli su una teglia con carta forno e insieme ad un adulto li inforniamo in forno pre-riscaldato a 180 gradi 15 minuti. Terminata la cottura, lasciamoli raffreddare e serviamoli nel vassoio che preferiamo o custodiamoli in un portabiscotti per sorprendere chi lo aprirà desideroso di qualcosa di buono da stuzzicare!

Quando li assaggeremo, ci renderemo conto di aver preparato dei biscotti unici al mondo!

Il perché è presto detto: li abbiamo preparati noi, con ingredienti che più ci piacciono e, soprattutto, li abbiamo pensati e cucinati con tutto l’amore che serve per fare le cose più buone!

Che cosa state aspettando? È arrivata proprio l'ora di fare una bella scorpacciata... buona merendaaaa !!!

a cura dott.ssa Alessandra Augusti
biologa, nutrizionista

 

La coppetta furbetta che nessuno s'aspetta!

coppetta-furbetta.jpg

Un bel piatto prepariamo, per mostrare a chi ci è caro, quanto bene a lui vogliamo e cucinando in compagnia, tra chiacchiere e fantasia, sarà presto una magia!

Mestoli e forchette, per realizzare tante ricette, e condividere un momento di sapore, in un piatto, con il cuore!

Che ne dite di un morbido panino, per il nonno contadino?

Un soffice ciambellone, per l’amico golosone... Cuori di cioccolato, per il nostro fidanzato!

Biscotti a forma di fiore, per l’amica del cuore... Una piccola frittata, per la mamma indaffarata...

La minestra colorata per la nonna raffreddata!

Bambini, vi è piaciuta la mia filastrocca ?

Allora Bimbi, visto che è quasi arrivata l’estate, vi propongo la ricetta della coppetta furbetta di gelato, da preparare e condividere con chi preferite!

Cucinare sarà bello, insieme a nostro fratello! E per il papà appena tornato, dal lavoro un po’ accaldato, ecco un cremoso gelato per rinfrescare il palato... azionate il frullatore, sarà una sorpresa per tutti, che sapore!

Per il nostro gelato ci serviranno solo 2 ingredienti: 1 banana e 2 cucchiaini di cacao in polvere! Non c’è zucchero aggiunto, panna o latte....Non ci credete?!

Ecco come si fa!

LA COPPETT A FURBETTA>

Sbucciamo la banana e la tagliamo a rondelline in un contenitore e la riponiamo in freezer per 2-3 ore.

Una volta surgelata, la inseriamo nel frullatore, e con l’aiuto di una persona adulta lo azioniamo.

Mentre si frulla, se necessario aggiungiamo 1-2 cucchiaini di acqua e poi il cacao in polvere, e... il nostro gelato è pronto da gustare, e perché no magari con l’aggiunta di qualche goccia di cioccolato!

a cura dott.ssa Alessandra Augusti
biologa, nutrizionista

 

Con il pane avanzato, lo gnocco è preparato

polpette1.jpgIndovina, indovinello, si trova nel panino che porti a scuola per spuntino, è trasformato prima in farina, che il fornaio impasta e cucina, in un forno grande e caldo, dove cresce e si trasforma in una pagnotta grande e tonda! Lui è piccolo e dorato, è il Chicco innamorato!

Ma di chi si è innamorato?

Dei bambini che ha sfamato, riempiendo il loro piccolo pancino di un morbido panino! Ma se avanza e vien buttato, sarà triste e sconfortato! Allora mettilo da parte a riposare, in un panno morbido ad arieggiare, e se anche è un po’ invecchiato, con tante ricette gusterà lo stesso il tuo palato!

Bambini, vi è piaciuta la mia filastrocca sul Chicco innamorato?

E’ proprio dai chicchi di grano delle spighe dorate, che la Natura ci regala, che con tanto lavoro, possiamo mangiare molte cose buone: il pane, la pizza, la pasta, i biscotti, i ciambelloni…

Non solo! La Natura, oltre ai chicchi di grano, ci offre tanti cibi che riempiono tutti i giorni il nostro piatto! Ma spesso gettiamo gli avanzi, rendendola triste e inquinata…Se la rispettiamo, invece, aiuteremo a stare bene lei e anche noi! Cosi’ sarà felice!

E come possiamo fare? Riutilizzando gli avanzi buoni del piatto e gettando solo le bucce o gli scarti non più commestibili nella raccolta dei rifiuti organici, che saranno utilizzati dai contadini per concimare la terra. Dovete assolutamente provare la ricetta friulana degli Gnocchi di pane della mia cara zia Gianna!

RICETTA DEI GNOCCHI DI PANE >

Pane raffermo avanzato ammollato nell’acqua, 1 uovo, prezzemolo, erba cipollina, sale e pepe q.b. Se nel frigo ci sono anche avanzi di affettati, si possono aggiungere a pezzettini, o se abbiamo qualche fungo secco da finire, mettiamo anche quello. Insomma è un piatto della serie: non butto via niente! Poi aggiungiamo un pochino di farina e prepariamo delle palline della grandezza che preferiamo (lei ci consiglia come un mandarino circa). Li buttiamo nell’acqua calda che bolle, e quando vengono a galla aspettiamo ancora qualche minuto. Poi li scoliamo e li condiamo a piacere. Possiamo anche cuocerli e mangiarli in brodo! Buon appetito!

a cura dott.ssa Alessandra Augusti
biologa, nutrizionista

 

Merenda, merendina... e tv in cantina!

bambina_cibo.jpgMolti studi evidenziano che i bambini tra i 3 e i 10 anni passano in media due ore al giorno davanti alla tv (e non vengono contate le ore con videogiochi alla mano!) e questo li espone alla probabilità dell’ 80% che diventino più grassi rispetto ai bambini che non hanno questa abitudine. Il problema non è solo legato al fatto che il bambino si “impigrisce” ed è sempre più sedentario o che i messaggi spesso sono diseducativi ma quello che è preoccupante (e che ha portato a me come mamma a scegliere di eliminare la tv in casa) sono le pubblicità ingannevoli che minano la salute del bambino forse più della televisione in generale. Non è un caso che il 90% degli spot televisivi propongono cibi spazzatura contribuendo ad aumentare l’incidenza di obesità infantile.

La “ciliegina sulla torta” è: con chi guarda la tv il bimbo? la merendina! Molti genitori mi chiedono “cosa è meglio proporre al bambino a merenda?”

ma prima ancora di suggerire la giusta merenda consiglio sempre di spegnere la tv in quanto ormai è un equazione matematica: “merenda-tv” ma questo crea inevitabilmente un atteggiamento e una visione distorta del cibo e del senso di sazietà percepita dal bambino in quanto il cervello è distratto dalla televisione e come per gli adulti, si mangia più del dovuto.

Quindi per prima cosa, abituate il bambino a fare merenda in cucina con voi o all’aria aperta. Detto questo, lo scopo della “merenda” è quello di fornire il giusto quantitativo di energia e spezzare intervalli troppo lunghi tra un pasto e l’altro; per questo il panino con prosciutto o una merendina e una bibita industriale risulta eccessiva e poco salubre da un punto di vista nutrizionale (anche se il bambino andrà a fare sport). La merenda ideale dovrebbe essere costituita in buona parte da frutta o yogurt e miele o una spremuta e un pugno di semi oleosi o un bel frullato con frutta e cacao o una piccola porzione di torta fatta in casa magari proprio insieme ai vostri figli ( i bambini amano molto cucinare con noi). Quello che andrebbe evitato è quindi il cibo che fornisce molte calorie ma che è povero di nutrienti come merendine confezionate, panini super farciti, patatine fritte e bevande zuccherate.

La proposta che spesso faccio alle mie pazienti mamme è quella che io stessa ho sperimentato cioè provare a ridurre (o come ho fatto io, a eliminare!) l’ uso della tv. Chi ne guadagna sarà non lo solo la salute fisica ma anche il suo umore, la sua capacità di concentrazione e anche la “salute familiare” per poi scoprire un giorno che farne a meno, anche nel 2016, è possibile e soprattutto piacevole!

a cura dott.ssa Alessandra Cremonini
biologo nutrizionista, etologo alimentare, naturopata, esperta in alimentazione psicosomatica

 

Nonni, coccole e merende

albero_natale_cibo.jpgSiete pronti per la merenda?

Chiedete ai nonni di raccontarvi come facevano merenda loro quando erano piccoli... e la magia ha inizio!

Nonna la merenda raccontamela tu: io la preparo con te e spengo la TV!

Le merende dei nonni non le vedrete in TV, perché sono merende troppo segrete da poter svelare nelle pubblicità! E sono tantissime, tutte diverse e da scoprire... merende genuine, proprio da leccarsi i baffi!

Quindi bambini attenzione! Le merende delle pubblicità hanno tanti zuccheri e grassi e non ci fanno bene… Conoscete la storia del lupo travestito da mamma capretta? Ecco le merende viste in TV sono proprio come il lupo..… vogliono entrare dentro le vostre pance e farvi diventare troppo tondi!

Scegliere merende salutari che vi fanno stare bene, vi aiuta a crescere forti e sani.

Le merende che vediamo in TV possiamo mangiarle ogni tanto, ma fatevi aiutare a leggere con attezione sempre le etichette: ricordate, vince la merenda che ha meno ingredienti perchè è già buona senza troppi ‘’travestimenti’’! Gli altri giorni riscoprite le merende di una volta e chiedete ai nonni di prepararvele, per una merenda gustosa, ricca nella sua semplicità, da condividere insieme come un momento di festa! Che aspettate! Io intanto vi racconto quelle che mi preparavano i miei nonni, con cui facevano merenda loro quando ancora non c’era la TV!

Dal semplice pane olio e un pizzico di sale, al pane con del goloso cioccolato fondente sciolto in un pentolino, alla Panzanella, la mia preferita, fatta con del pane di farina grezza raffermo, ammorbidito con dell’acqua, un filo d’olio e una cascata di pomodori colti col nonno dall’orto. Mela o pera con noci da sgusciare e formaggio, o la ricotta con marmellata o miele o cioccolato, anche da spalmare sul pane. Ancora pane, burro e marmellata o un ovetto sbattuto!

a cura dott.ssa Alessandra Augusti
biologa, nutrizionista

 

Filastrocca di Natale delle mani

buon-natale.jpgLe cinque dita in silenzio stan pensando che manca poco, Natale sta arrivando... per questo ognuna prende un foglio e inizia a scrivere: “io voglio...”

Il pollice desidera un pallone, una macchinina e bolle di sapone. L’indice vorrebbe un orsetto, dei pennarelli colorati e uno zainetto.

Il medio chiede dei pantaloni, un giubbotto e due maglioni. L’anulare ha un elenco di CD, si ferma e dice: “tutto qui!”.

Il mignolino, il più saggio del gruppo, dice: “forse vi sembrerà brutto, ma nemmeno a Natale si può avere tutto!”. 

 

E siccome fra poco è Natale, oggi prepariamo un fruttoso Albero di Natale super goloso!

Divertitevi a crearlo insieme a mamma, papà e ai nonni con tanti grammi di semplicità, bontà e amore infinito! Ma occhio all’ingrediente: tanta frutta fresca biologica di stagione! Per realizzare il nostro alberello abbiamo bisogno anche di 1 mela e 1 carota per fare il tronco, degli stuzzicadenti, formine a stella piccola e grande. Per il tronco basta tagliare l’estremità della mela del picciolo e unirla alla carota con uno stuzzicadenti.

Poi infilate gli stuzzicadenti come fossero dei rametti. Attaccate ad ognuno un frutto a forma di stellina e componete l’albero dando spazio alla vostra fantasia e vedrete realizzarsi il vostro fruttoso Albero di Natale.

Buon appetito!

LEO PANCAKE: una colazione che...ruggisce!!!

leo-pancake.jpgCiao bambini! C’è uno sport che amate fare, magari in compagnia degli amici?

Fatelo, perchè lo sport fa bene alla salute e ci rende più forti e felici! E ora, preparate con me questa ricetta da leoni, per diventare dei veri campioni!

Fra momenti di gioco e risate so che voi siete già diventati dei campioni e proprio per questo voglio svelarvi il segreto per diventare ancor più “super” nel vostro sport preferito: fare sempre una buona colazione! La colazione è il pasto più importante, e ancor di più se siamo dei piccoli sportivi, perché ci dà energia, forza e la giusta concentrazione... Proprio da leoni!

Leo Pancake non vede l’ora di essere preparato e… Gustato! In più, alternarlo a tante altre idee arricchirà la vostra colazione!

Ingredienti per un paio di Leo Pancake: 1 uovo piccolo, 1 banana matura non troppo grande, 1-2 cucchiai di farina integrale, 1 fetta di melone, qualche mandorla, 1 piccola carota e gocce di cioccolato quanto basta.

Ma prima di iniziare…

OCCHIO ALL’INGREDIENTE!

La banana! Il frutto preferito dei campioni! Dolce e cremosa, è uno dei frutti più graditi dai bambini di tutte le età. Ricca di proprietà benefiche, contiene zuccheri “complessi” a lento rilascio, utili per fare il pieno di energia, ma anche fibre e vitamine A, C e B6, e sali minerali. In particolare il potassio, rende la banana un frutto molto “sportivo”, in quanto previene i crampi, favorisce la trasmissione degli impulsi nervosi e, insieme al magnesio, contribuisce alla contrazione dei muscoli. Inoltre, grazie alla sua digeribilità e al fatto di non essere un alimento allergizzante, la banana è ideale per la dieta dei più piccini. Diamo il via alla preparazione del nostro Leo-Pancake!

Per prima cosa schiacciamo la banana con una forchetta, aggiungiamo l’ovetto, la farina e mescoliamo bene per ottenere un composto liscio ed omogeneo. Ungiamo con poco olio una padella antiaderente e la facciamo scaldare per qualche minuto. Versiamo l’impasto nella padella, cercando di dargli una forma rotonda, e non appena vediamo delle piccole bollicine in superficie, lo giriamo. Una volta cotto possiamo dare forma al nostro leoncino, preparando una bella criniera di melone e carote, due occhi grandi e attenti di mandorle e aggiungendo i dettagli che più preferiamo!

Mamme e papà, abituate i vostri bimbi a consumare una buona prima colazione, sempre! In questo modo i vostri “cuccioli” diventeranno leoni per affrontare la “giungla” del loro piccolo-grande mondo!

a cura dott.ssa Alessandra Augusti
biologa, nutrizionista

Cosa c’è nel piatto... dei topini?!? niente paura, ci pensa micio Fragolone!!!

Micio-fragolone.jpg

Molto spesso ai nostri bimbi non piace la frutta. Per fare in modo che imparino a mangiarla allora, potrebbe esserci di aiuto provare a tornare un pò bambini noi. Attraverso ciò che a loro piace fare di più, giocare, possiamo far conoscere e apprezzare alcuni cibi che difficilmente riusciamo ad inserire nella loro alimentazione.

Diamo alla merenda un tocco di colore, creatività e allegria… sarà più facile trasformarla in un momento divertente, di scoperta, di gioco e non di costrizione. La frutta, dal sapore dolce e dai colori brillanti, prende la forma di personaggi, animali o oggetti che più ispirano la loro fantasia: invece di disegnare con una matita, facciamolo utilizzando della frutta fresca e la Gioco merenda ha inizio!

Ecco quello che ci serve realizzare il Micio Fragolone e i suoi topini:

fragole fresche, qualche mandorla, gocce di cioccolato, delle formine e… tanti ‘’grammi’’ di fantasia! Un’idea semplice ma coinvolgente e spiritosa, che potrete realizzare insieme ai vostri bambini! Ma prima: Occhio all’ingrediente!

Bimbi, sapete che la fragola in realtà è un falso frutto? Quello che noi consideriamo il frutto, è in realtà il contenitore dei veri frutti: i semini piccolissimi di color giallo-bruno, posti sulla superficie.

Secondo la leggenda, le fragole erano consumate specialmente nel periodo delle festività in onore di Adone, il dio della bellezza. Alla morte di Adone, la bella dea Venere, che ne era innamorata, pianse per l’accaduto, ma le lacrime, cadute a terra, si trasformarono in tanti piccoli cuori rossi, le fragole.

Dolci, rosse, succose, ricche di sostanze preziose per il benessere nostro e dei nostri cuccioli, rinforzano le difese immunitarie, sono uno dei frutti più amati dai bambini, stiamo parlando delle fragole. Oltre agli zuccheri facilmente assimilabili e ai sali minerali, come potassio, fosforo, calcio e ferro, le fragole sono ricche di vitamina C, A, e B e importanti per la salute dei nostri occhi, mantengono le ossa forti e sane, sbiancano i denti e sono ricche di fibre!

Fate attenzione a scegliere un prodotto biologico, per evitare la presenza di pesticidi e lavatele accuratamente poiché, crescendo a contatto con il terreno, possono trattenere microrganismi.

Le fragole vanno introdotte nell’alimentazione del bambino dopo il primo anno di età e sotto indicazione del pediatra, perché possono essere causa di fenomeni allergici. E’ bene in ogni modo evitarne il consumo quando non completamente mature. Ora tocca a voi! Fate largo alla fantasia per preparare la vostra merenda super giocosa!•

FONTI

Libro: Verso la scelta vegetariana.

Il tumore si previene anche a tavola, Umberto Veronesi.

Libro: Mangia bene, cresci bene, Alberto Fiorito.

a cura dott.ssa Alessandra Augusti
biologa, nutrizionista

La natura ci cura anche a tavola: polpette di fagioli...magici!!!

polpette.jpgCari bambini, conoscete la fiaba del fagiolo magico?

E’ la storia di Giacomino, un bimbo povero, che grazie alla pianta nata da 5 piccoli fagioli, ha potuto raggiungere un posto magico e procurare doni preziosi per vivere con la mamma felice e contento...

Se non la conoscete, correte a farvela raccontare mentre creeremo la nostra ricettina! Questa volta infatti utilizzeremo dei fagioli ‘’magici’’ per preparare delle polpette speciali...!

I fagioli sono dei semi che insieme a piselli, ceci, lenticchie e fave costituiscono la categoria di alimenti dei legumi. Nonostante siano piccoli, rappresentano una grande ricchezza che ci dona la Natura! Mamme, papà e bimbi, sapete che il 2016 è l’anno dedicato proprio a loro? Coltivando questi piccoli semi aiutiamo l’ambiente a ridurre l’inquinamento e a mantenere in salute il suolo per la crescita di tante altre piantine importanti per il nostro nutrimento. La Fao li ha definiti infatti semi nutrienti per un futuro sostenibile!!

Ma quali sono i ‘’poteri’’ che hanno? Occhio all’Ingrediente! I legumi hanno un basso contenuto di grassi e un forte potere saziante.

Nonostante siano stati considerati per molto tempo ‘’carne dei poveri’’ sono ricchi di sostanze nutrienti e fibre. Presentano proprietà importanti per la salute dell’intestino, aiutano a ridurre i valori del colesterolo plasmatico, rinforzano le difese dell’organismo e prevengono diversi disturbi cronici. Sono un’importante fonte di aminoacidi e proteine.

Il loro consumo in associazione ai cereali integrali, come da buona abitudine dei nostri nonni, permette di avere un piatto unico che garantisce un apporto nutrizionale completo, con proteine di alto valore biologico, rappresentando una valida alternativa alla carne. Sono maggiormente digeribili se cotti dopo essere stati in ammollo per 12-24 ore, privati della buccia o consumati passati. I fagioli in particolare si presentano di sapore, forma e colore differenti: bianchi, rossi, neri, variegati, piccoli, grandi, tondeggianti, schiacciati. Sono ottime fonti di fosforo, ferro, potassio, calcio e vitamine.

Ed ecco gli ingredienti per le nostre polpette di fagioli magici!!

Per 5-6 polpette: 300 g di fagioli secchi (5 fagioli li teniamo da parte), 1 uovo, 40 g di parmigiano grattugiato, 80 g di pane integrale sbriciolato, pangrattato, sale, prezzemolo tritato e olio extravergine di oliva q.b.

Preparazione: Frulliamo grossolanamente i fagioli cotti, poi in una terrina mescoliamo il composto ottenuto con l’uovo, il parmigiano, il prezzemolo, un pizzico di sale e il pane sbriciolato. In base alla consistenza ottenuta, aggiungiamo del pangrattato se necessario. Andiamo a creare le nostre polpette e le passiamo nel pangrattato. Le cuociamo in una padella antiaderente con un goccio di acqua, un filo di olio oppure in forno a 180 gradi per 15-20 minuti fino a doratura! E finite le polpette, bimbi... prendete un contenitore trasparente, i 5 fagioli che avete conservato come Giacomino, ricopriteli di ovatta bagnata e posizionateli in un punto della casa dove arrivano i raggi del sole... Non vi resta che aspettare di veder crescere la vostra piantina.. farà prestissimo!!

Per maggiori informazioni e approfondimenti:

http://www.slowfood.it/la-fao-dichiara-il-2016-anno-internazionale-dei-legumi-semi-nutrienti-per-un-futuro-sostenibile/

http://www.slowfood.it/wp-content/uploads/blu_facebook_uploads/2014/09/legumi.pdf

http://www.guidagenitori.it/la-crescita/alimentazione/2560-inserire-piu-spesso-i-legumi-nellalimentazione-aiuta-il-benessere/ 

a cura dott.ssa Alessandra Augusti
biologa, nutrizionista

 

Mangiare sano e senza glutine si può

bambini_cibo_05.jpgLa difficoltà maggiore per un celiaco oggi, non è trovare degli alimenti che siano privi di glutine, ma piuttosto alimenti che siano biologici e integrali.Molti bambini celiaci che arrivano nel mio studio sono sovrappeso o hanno problematiche di pelle, allergie, problemi intestinali, intolleranze, ecc...

Non basta eliminare il glutine dalla dieta, ma è fondamentale che ci sia qualità nel cibo che si propone.

Sono celiaca anch’io dalla nascita e ho sempre sentito parlare della celiachia come una “malattia”. Oggi posso permettermi di dire che la celiachia non è una malattia, è piuttosto una “condizione”: le malattie si curano con farmaci, la celiachia si cura con il cibo! Ecco perché gran parte del mio lavoro consiste nel fornire strumenti per una corretta educazione alimentare.

Se andiamo a curiosare tra i cereali concessi ai celiaci e quelli consigliati dai protocolli sanitari “ufficiali”, noteremo che l’assunzione quotidiana dei cereali consiste principalmente in paste aproteiche senza glutine, biscotti o miscugli di fecola di patata, amido di riso, amido di mais, farina di soia digrassata, isolato proteico di pisello, emulsionante E 471, semi di guar, carragenani, oli idrogenati di pessima qualità e spesso ricchi in zucchero bianco o peggio ancora, sciroppo di glucosio fruttosio.

Tutto questo è incoerente con una sana “dieta senza glutine” poiché i cibi raffinati e pieni di zuccheri sono estremamente “pro infiammatori” per tutti gli intestini, e ancora di più per l’intestino del celiaco. Pochi sanno della grande differenza tra cereale in chicco integrale e cereale raffinato (o bianco). Si può spaziare ad esempio in cereali senza glutine come miglio, grano saraceno, teff, sorgo, quinoa, amaranto...

Ma non è solo un problema di aziende alimentari, business ecc, a volte, è l’atteggiamento dei familiari che peggiora la condizione del celiaco: credendo di donare affetto al bimbo che, “poverino, non può mangiare tante cose” spesso genitori e nonni lo rimpinzano di prodotti da forno, dolciumi, patatine in busta, o altri prodotti che si trovano nel prontuario AIC… sicuramente sono senza glutine, ma decisamente deleteri per la salute del bambino, se consumati spesso. L’aspetto “emozionale” è da tenere in netta considerazione ma non si vince “permettendo” al bimbo di mangiare qualsiasi cosa.

Il genitore non deve dimenticarsi che quel bimbo, più degli altri, merita attenzione dal punto di vista della QUALITA’ alimentare. I prodotti speciali senza glutine, forniti dalla farmacia e dalle industrie dovrebbero avere un ruolo minore nella dieta del celiaco abituandosi a comprendere l’importanza di non vivere con “surrogati”. Mi auguro che una positiva e corretta informazione possa portare l’uomo di oggi e del domani (i nostri figli…) a scelte alimentari consapevoli e benefiche per tutti. 

a cura dott.ssa Alessandra Cremonini
biologo nutrizionista, etologo alimentare, naturopata,
esperta in alimentazione psicosomatica

 

Casetta di pan di spezie

casetta_pan_zenzeroIngredienti per la glassa
Coloranti alimentari in gel
Albumi 100 gr (circa 3 albumi)
Zucchero al velo 600 gr


Ingredienti per decorare
Caramelline d'argento
piccole q.b.
Tutto quello che
vi suggerisce la fantasia


Ingredienti per il pan di spezie
Spezie in polvere:
Anice stellato 3 gr
Cacao amaro 20 gr
Cannella 8 gr
Cardamomo 3 gr
Chiodi di garofano 4 gr
Noce moscata 3 gr
Zenzero 8 gr
Un pizzico di sale
Farina di segale (o "00") 1 kg
Lievito per dolci 1 bustina
Miele 500 gr
Burro 250 gr
Uova 2 + 1 tuorlo
Zucchero 250 gr

Ponete burro, zucchero, miele e tutte le spezie in un tegame e fate sciogliere lentamente a fuoco dolce mescolando. Fate raffreddare e unite le uova, la farina, il lievito, il sale e impastate fino ad ottenere un composto omogeneo e liscio che avvolgerete nella pellicola trasparente e porrete in frigo per 3-4 ore (potete prepararlo anche la sera prima e lasciarlo in frigorifero tutta la notte). Preparate le sagome in cartoncino: disegnate per la facciata e il retro della casetta una sagoma che abbia base di cm 20, altezza laterale di cm 15, altezza al centro (dalla base alla punta del tetto) di cm 23, e lunghezza traversale (dal centro del tetto al lato della facciata) di cm 13; per le 2 pareti laterali, disegnate un rettangolo di cm 24 di base per cm 15 di altezza; per il tetto (formato da due sagome identiche), disegnate un rettangolo di cm 24 di base per cm 14 di altezza. Disegnate anche le finestre e la porta. Accendete il forno a 180°. Stendete l'impasto su di una spianatoia infarinata dello spessore di 1/2 cm: poggiateci sopra le varie sagome e ritagliate con precisione (tranne la porta e le finestre che ritaglierete dalle sagome già cotte) servendovi di un coltellino dalla lama liscia e sottile, e adagiate sulla teglia foderata con carta forno e
infornatele per 15 minuti. Se durante la cottura le sagome non hanno mantenuto le loro proporzioni, appena tiepide, potete rifilarle con un coltello e riportarle alle dimensioni originali; ritagliate con delicatezza finché tiepido anche la porta e le finestre.
Con un tagliapasta a forma di cuore tagliate la finestra in alto sulla facciata della casetta che più tardi decorerete con la glassa colorata e lasciate raffreddare tutto. Preparate la glassa con uno sbattitore elettrico, montando a neve fermissima gli albumi insieme a un pizzico di sale, incorporando lo zucchero al velo un cucchiaio raso alla volta. Dovrete ottenere una crema densa, liscia ma scorrevole, che dividerete in piccoli contenitori proporzionalmente ai colori che userete di più, e colorate con i coloranti alimentari a seconda dei vostri gusti. Mettete nei sac-apoche e usate la glassa per unire fra loro le parti della casetta e decorarla
a vostro piacimento. Buon divertimento!

a cura di Ilaria Zamboni
counselor relazionale

La pizza natalizia di quinoa e golosi Babbi Natale di fragole

babbo_natale_fragolaCari piccoli cuochi, manca pochissimo a Natale, perciò ho pensato di proporvi una ricetta tutta speciale, con cui potrete fare un regalo goloso per augurare Buone Feste a tutta la famiglia, portando a tavola un originale antipasto preparato da voi... la Pizzetta Natalizia!

Non si tratta però di una semplice pizza.. E' semplicissima da preparare e l'ingrediente principale è davvero molto particolare.. Siete curiosi di scoprire qual è? Allora... OCCHIO ALL'INGREDIENTE!
La quinoa è una pianta appartenente alla stessa famiglia degli spinaci e delle barbabietole, ma spesso è scambiata per un cereale per via dei suoi chicchi. Arriva dalle Ande del Perù e dalla Bolivia ed è un alimento molto antico, anche se ancora poco conosciuto.. Pensate bimbi, risale ad oltre 5000 anni fa ed era soprannominata '' 'Mamma' di tutti i semi''.
Quando viene messa nell'acqua, dopo la cottura, lascia fuoriuscire un piccolo ''ricciolo'' bianco, il germe del seme, che la rende molto simpatica!
Ha tantissime proprietà nutritive: ottima fonte di proteine vegetali, contiene tutti i 9 aminoacidi essenziali, necessari al corretto funzionamento dell'organismo, che da solo non è in grado di produrre. E' un'importante fonte di vitamina B2, fondamentale per i processi metabolici delle cellule dei muscoli e del sistema nervoso. Tra le altre vitamine, troviamo anche la vitamina C e la vitamina E, importante antiossidante, protettiva nei confronti dell'apparato circolatorio e dei tessuti corporei.

E' ricca di minerali come potassio, fosforo e magnesio, ma anche di calcio, ferro e di fibre. Inoltre, non contiene glutine e può essere consumata con tranquillità in caso di intolleranza.

E' ricca di tante proprietà quindi, che la rendono un alimento adatto sia per gli adulti che per i bambini.

Ed ora, piccoli pizzaioli, pronti, mani in pasta e via! 

Ecco gli ingredienti: 250 g di quinoa, 150 ml di acqua, 2 bocconcini di mozzarella, passata di pomodoro, spinacini
cotti, peperoni gialli e rossi, olive e pomodorini, sale e olio extravergine d'oliva qb.

Preparazione: Sciacquiamo la quinoa e la mettiamo a bagno in acqua per almeno otto ore (magari prima di andare a dormire ;)). Passato questo tempo, la scoliamo e la sciacquiamo nuovamente. Con l'aiuto di mamma e papà, la frulliamo con 150 ml di acqua e qualche pizzico di sale. Versiamo il composto (che risulterà molto liquido) in un testo rivestito da carta da forno e unto con un po' d'olio. Facciamo cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa 25 minuti. Successivamente, passiamo al condimento con passata di pomodoro, mozzarella a pezzetti e gli spinacini cotti per il colore verde. Facciamo cuocere altri 10 minuti ed una volta cotta, la dividiamo in tanti spicchi a cui andiamo a dare la forma di un alberello di Natale.
Infine, lo ''addobbiamo'' con le ''palline'' di olive e pomodorini pachino e le stelline di peperoni, che avremo creato prima con le formine.

Volete un'idea semplicissima e carina per portare a tavola la frutta durante il pranzo e il cenone di Natale? Allora dovete assolutamente fare i babbi natale di fragola e panna che renderanno il pranzo più allegro e sicuramente riceveranno molti consensi.
Solo 3 ingredienti semplicissimi: Fragole fresche (3-4 a persona), una busta di zucchero a velo e mezzo litro di panna fresca (mettetela in frigo una mezza giornata prima di montarla).
Preparazione: montiamo la panna con un po di zucchero a velo e mettiamola in frigo. Laviamo per bene le fragole, tagliamo le estremità verdi con un taglio orizzontale, facendo in modo che la punta della fragola in altezza, sia la metà della parte restante del frutto. Mettiamo le fragole in "piedi" sul piatto. Prendiamo la panna e mettiamola in un sac-a-poche senza beccuccio.
Tagliamo l'estremità del sac-a-poche e poniamo un ciuffo di panna tra le due estremità di ogni fragola e poi un piccolo ciuffo sulla punta come pon pon. E buon Natale!

a cura dott.ssa Alessandra Augusti
biologa, nutrizionista

Golose merende di regni di fiaba incantati per maghi e fatine provetti !!!

bacchetta magicaPer trasmettere ai bambini l’importanza di una alimentazione sana e genuina dobbiamo passare del tempo con loro,  coinvolgerli in cucina e realizzare insieme ricette divertenti, sfiziose e sane. Le attività pratiche per i bambini consentono di coniugare il desiderio di imitazione dell’adulto con la soddisfazione profonda che deriva dal “fare davvero”. Da oggi cercherò di proporvi piatti simpatici e divertenti da realizzare insieme! Saranno di semplice esecuzione, ma allo stesso tempo bilanciati dal punto di vista nutrizionale. 

Bambini e bambine, ciao! Mi chiamo Alessandra e da oggi realizzeremo insieme tante ricette buone e colorate!! Ma prima vorrei sapere...Qual è il vostro supereroe o la vostra principessa preferiti? Bene, vi svelo qual è il segreto per diventare come loro!.Crescere in salute, belli, forti e pieni di energia grazie alle proprietà magiche degli alimenti!...Scopriamo insieme quali sono e come utilizzarli con l'aiuto dei genitori, pasticciando e giocando...Mi raccomando bambini, serve un ingrediente importantissimo....tutta la vostra fantasia !! Allora cuochini...pronti, mani in pasta e via! 

Piccoli amici, mamme e papa', l'idea che vi propongo è un ricetta da veri maghi, per una merenda o una colazione magiche!

Prima di tutto serve un grembiulino ma anche... una bacchetta magica...!!! Che maghi siamo senza bacchetta ;) Partiamo da questa allora! Per realizzarla bastano degli stampini a forma di stella, uno stecchino, 1 frutto che preferite e un bastoncino di legno.

Dopo aver lavato e sbucciato il nostro magico frutto, ne tagliamo una fetta e con lo stampino formiamo la nostra stella. La inseriamo nel bastoncino per formare la punta…et voilà!                  

Ora abbiamo davvero tutti i super poteri per creare una merenda o una colazione ricca di magie che ci donerà tanta energia!! ..ma prima..

 

OCCHIO ALL'INGREDIENTE!

Per realizzare la nostra merenda utilizzeremo è la farina integrale!

In genere Per i prodotti da forno, pane o pasta fresca la farina di frumento di tipo 00 è quella più utilizzata ma purtroppo la meno ricca di elementi nutritivi. La farina di frumento integrale, invece, apporta crusca, vitamina E, vitamine del gruppo B e una maggiore quantità di sali minerali, oltre ad avere un indice glicemico inferiore.

Per iniziare ad usarla è opportuno procedere per gradi, così il nostro gusto si adatterà al nuovo sapore e alla consistenza della farina integrale.

 

Ecco gli ingredienti per il nostro STELLOTTO IL CIAMBELLOTTO:) :

100 g di farina integrale, 100 g di farina tipo 00, 150 g di zucchero di canna, 3 uova, 1 yogurt, mezzo bicchiere di latte, due dita (della mamma :D) di olio extravergine di oliva, 1 bustina di lievito vanigliato, a piacere: una manciata di nocciole o mandorle, delle gocce di cioccolato,1 cucchiaio raso di cacao amaro o della frutta.

 

Preparazione: 

Mettiamo in una ciotola capiente tutti gli ingredienti uno dopo l'altro, nell'ordine, e mescoliamo bene con una frusta. Da parte, prepariamo un testo rivestito con carta da forno, dove andiamo a versare l'impasto. Se vogliamo, prima di versarlo, possiamo trasferire una parte dell'impasto in un secondo recipiente dove aggiungere 1 cucchiaio di cacao. Mescoliamo bene e poi versiamo entrambi gli impasti nel testo. A piacere potremmo aggiungere le nocciole, le mandorle, le gocce di cioccolato o della frutta (come ad esempio delle mele); oppure possiamo scegliere di realizzare uno Stellotto a più gusti: in una parte dell'impasto metteremo le gocce di cioccolato, in un'altra le nocciole o la frutta, così come ho fatto io. 

Non dimenticate di pronunciare la vostra formula magica segreta (Mangia cadabra!)...!!! E via nel forno a 180 gradi per 20 minuti circa. Una volta cotto, la mamma o il papà lo tireranno fuori dal forno. Lasciamo raffreddare per un po' e poi inizia la magia! Tuffiamo gli stampini a forma di stella nel nostro ciambellone... ed eccolo!!!!! Stellotto il ciambellotto, pronto e buonissimo da gustare a colazione o a merenda! Ora che la bacchetta non ci serve più possiamo mangiarla!

a cura di Alessandra Augusti
biologa nutrizionista

 

Gnocchi di... Cappuccetto rosso!

gnocchi di cappuccetto rossoRicetta dello chef Julio De Carolis

Ingredienti:  300gr di farina tipo “00”; 1kg di patate di Avezzano; sale e pepe qb; pomodoro maturo da insalata; 25g di concentrato di pomodoro; origano a scelta. Per la salsa: 400gr calamari puliti; 300gr pomodori ciliegini; 8dl brodo vegetale; 2 cucchiai di pesto alla genovese; basilico fresco.

Lavorazione: prendiamo le patate e dopo averle lavate, lessiamole per circa 20 minuti fino a quando la forchetta non le buchi facilmente.

Spelliamo le patate e lavoriamole con schiacciapatate fino a diventare una purea. Nel frattempo disponiamo la farina a fontana su spianatoia, aggiungiamo sale e pepe e le patate precedentemente lavorate. Creiamo il composto fino a che non diventi omogeneo. 

Prendiamo un pomodoro rosso maturo, passiamo la polpa interna in passaverdure, mentre quella esterna la sbollentiamo con poca acqua, scoliamo, spelliamo e riduciamo in poltiglia quello che rimane. Prendiamo una ciotola e aggiungiamo il concentrato, il succo della polpa interna e infine la nostra polpa esterna sbucciata. Creiamo una salsa morbida che aggiungeremo al composto di patate e farina prima di completare la lavorazione. Avvolgiamo in carta pellicola e facciamo riposare 30 minuti in frigorifero.

Presentazione al piatto: tritiamo sedano, carote e cipolle e in una padella aggiungiamo olio e il trito e facciamo saltare per circa 2 minuti a fuoco lento. Aggiungiamo i calamari tagliati a julienne e portiamo a cottura per 5 minuti aggiungendo un cucchiaio di vino bianco.

Nel frattempo tagliamo a 4 i pomodori ciliegini e li incorporiamo ai calamari alzando la fiamma per circa 10 minuti e, se serve, aggiungiamo brodo vegetale. Cuociamo la pasta fino a venuta a galla degli gnocchi e aggiungiamo  2 cucchiai di pesto alla genovese mantecando per circa 2 minuti a fiamma viva. Serviamo a tavola con una foglia di basilico e un ciuffo di calamaro. E ora… buon appetito! •

a cura dott. Giustino Coccia
Hotel Stella - Palestrina RM

L’antica ricetta dei tortellini: nati a Bologna, famosi nel mondo!

Tortellini bolognesiIl “Vero Tortellino di Bologna” con la classica e originale forma, la particolarità del ripieno, la naturale genuinità della sfoglia, per essere un tortellino bolognese D.O.C. deve risultare del peso di 5 grammi. Ciò è scritto nell’antica ricetta depositata alla Camera di Commercio di Bologna. 

Ma come si fanno i tortellini? Semplice: i tortellini vanno in brodo... un bordo esclusivamente di cappone, come vuole la tradizione che ogni famiglia bolognese perpetua da sempre e rinnova in particolar modo il giorno di Natale (e non solo!). Natale non è Natale senza i tortellini, ma in verità nell’unica variante concessa, i “Tortellini alla panna” è la panna il problema, che dovrebbe essere scremata direttamente dal latte appena munto perchè le panne industriali fanno diventare i Tortellini “mortificati” perdendo, sotto la bianca coltre, l'esaltazione del ripieno. Tuttavia, in casa di ogni Bolognese d’origine, a Natale si lascia ai commensali l’ardua sentenza, offrendo loro un piatto di tortellini in bordo ed uno con la panna. 

La preparazione del “Vero Tortellino di Bologna” deve essere molto accurata. Il lombo va tenuto in riposo per 2 giorni in frigo con sopra un battuto composto di sale, pepe, salvia e rosmarino, quindi va cotto a fuoco lento con un po' di burro e poi va tolto dal tegame e ripulito del suo battuto. Infine, si trita molto finemente il lombo, il prosciutto e la mortadella e poi impastato il tutto con il parmigiano, le uova la noce mocata e il sugo del lombo filtrato dagli odori. L'impasto si deve mescolare a lungo fintanto che risulti ben amalgamato e deve essere lasciato riposare per almeno 24 ore, prima di riempire i tortellini. 

Naturalmente la bontà del ripieno dipende dalla qualità delle materie prime impiegate. Per gustare un buon tortellino è indispensabile disporre di un ottimo brodo che si ottiene mettendo nella pentola un cappone ruspante (non allevato con i mangimi) con aggiunta di quelle parti di carne di manzo notoriamente adatte per fare il brodo.

Ecco la ricetta depositata per circa 1000 tortellini (5-6 persone)  

Sfoglia:

3 uova

300 gr. farina     

 

 

 

 

Ripieno

300 gr. lombo di maiale 

rosolato nel burro con

sale, pepe, salvia, rosmarino 

300 gr. prosciutto crudo 

300 gr. vera mortadella di Bologna   

450 gr. Parmigiano Reggiano 

3uova 

odore di noce moscata q.b.

Brodo:

1 kg. carne di manzo (doppione,  

(punta di petto, falata, ecc...) 

1/2 kg. cappone ruspante 

2 coste sedano 

2 carote 

1 cipolla 

sale q.b.

 

Vuoi saperne di più? vai su: www.confraternitadeltortellino.it

dolce corona di cheese cake ai mirtilli & yogurt greco

cheese cake ai mirtilli e yogurt grecoIngredienti x la base
130 gr circa di biscotti digestive
1 cucchiaio di zucchero
60-70 gr di burro

Ingredienti x la salsa di mirtilli
200 gr di mirtilli 
1 cucchiaino di fecola di patate
2 cucchiai di zucchero 
100 ml di acqua
100 ml di Rum

 


Ingredienti x il ripieno
400 gr di yogurt greco
200 ml di panna da montare
3 cucchiai di zucchero a velo 
essenza di limone ( qualche goccia)
3 fogli di gelatina

Preparazione:
Mettere in ammollo la gelatina in acqua fredda intanto che preparate tutto il resto. Riducete in polvere i biscotti con il robot, metteteli in una ciotola e miscelateli con lo zucchero e il burro precedentemente sciolto, amalgamando il tutto. Compattatelo bene con il dorso di un cucchiaio nella tortiera a cerniera apribile dal diam. di 20 cm e riponetelo in frigo. 

Lavorate lo yogurt greco con lo zucchero a velo e aggiungete l'essenza al limone. Montate la panna e unitela allo yogurt mescolando dal basso verso l'alto in modo delicato x non smontarla troppo. In un pentolino sciogliete la gelatina strizzata in due cucchiai di acqua, stando attenti a non farla bollire e unitela al composto di yogurt. trasferite il tutto nella tortiera, livellate bene e riponete in frigo x almeno 3-4 ore in modo che si rapprenda bene. 

Ora preparate la salsa di mirtilli che vi servirà per ricoprire la cheese cake: in un pentolino mettete i mirtilli lavati con l'acqua e lo zucchero e cucinateli finché non cominceranno a disfarsi. Frullate i mirtilli e passateli al setaccio per eliminare le scorze, rimetteteli nel pentolino e aggiungete il Rum e cuocete per qualche minuto. Lontano dal fuoco aggiungete la fecola di patate, mescolate bene x evitare la formazione di grumi e rimettete sul fuoco ancora un paio di minuti in modo che si addensi. Lasciatela raffreddare e al momento di servire il dolce, distribuitela sulla superficie.•

a cura di Ilaria Zamboni
counselor relazionale, esperto marketing & comunicazione

Torta di grano sareceno e mirtilli a prova di celiaco

torta grano saracenoIngredienti per l’impasto:

  • 250 g di farina di grano saraceno, 
  • 250 g di burro, 
  • 250 g di zucchero, 
  • 250 g di mandorle spellate, 
  • 6 uova, 
  • 50 g di zucchero a velo, 
  • 1 bustina di zucchero vanigliato, 
  • 1 bustina di lievito senza glutine per dolci, 
  • un pizzico di sale.

Ingredienti per il ripieno: 

  • 500 g di marmellata di mirtilli rossi

Ricetta dello Chef Pasqualino Montoni 

Preparazione:
Lavorare il burro a temperatura ambiente con 150 grammi di zucchero, unire i tuorli, uno alla volta, e mescolare fino a ottenere un composto spumoso. Aggiungete un pizzico di sale, la farina di grano saraceno, il lievito, le mandorle tritate, lo zucchero vanigliato e continuate a lavorare l'impasto.

Montate gli albumi a neve molto ferma unendo, poco alla volta, lo zucchero rimasto. Incorporare delicatamente gli albumi all'impasto.

Imburrate e infarinate una tortiera a cerniera, versate il composto e cuocete in forno a 180°C per circa un'ora, controllando la cottura con uno stuzzicadenti. Sfornate e lasciate raffreddare la torta prima di tagliarla in senso orizzontale. Farcitela con la marmellata di mirtilli e richiudetela, spolverizzando la superficie con lo zucchero a velo. •

a cura del Ristorante Montoni

Stella di Natale crema, mandorle e polvere magica...

stella di NataleIngredienti per la pasta:
4 tuorli,
1/2 bicchiere d'acqua,
150 gr di zucchero,
30 gr di zucchero a velo,
4 albumi,
70 gr di margarina,
70 gr di farina,
1 bustina di vanillina,
1 bustina di lievito,
aroma alla mandorla 

Ingredienti per la crema:
100 gr di mandorle,
200 gr di zucchero a velo,
200 ml di panna,
4 albumi,
200 gr di mascarpone,
200 ml di crema pasticcera

Ingredienti per la copertura:
100 gr di mandorle a lamelle,
100 gr di marmellata,
zucchero a velo q.b.

ricetta dello Chef Pasqualino Montoni

Preparazione:
Montare a neve gli albumi con 50 gr di zucchero ed aggiungere la vanillina. Montare a schiuma i tuorli con l’acqua calda ed aggiungere gradualmente l'aroma alle mandorle, lo zucchero semolato, lo zucchero a velo. Mescolare insieme la farina con l'amido di frumento ed unire anche il lievito per dolci.

Setacciare il composto di polveri sulla crema di tuorli ed amalgamare bene senza che si formino grumi. Unire per ultimi i tuorli montati a neve e versare il composto in uno stampo a stella precedentemente imburrato e infarinato e cuocere in forno a 175° per 30 min. Quando la torta è pronta sfornarla e farla raffreddare.

Nel frattempo preparare la farcitura. Montare lievemente le chiare ed unirvi lo zucchero a velo e le mandorle precedentemente mescolati tra loro, mescolare bene il tutto, quindi unire la panna liquida e la crema pasticcera setacciata. Setacciare anche il mascarpone ed unirlo alla crema.

Tagliare la torta in tre stati, farcire il primo strato con metà della crema e ricoprirlo con l'altro strato, quindi farcire anch'esso con l'altra metà della crema e ricoprirlo con l'ultimo strato torta. Ricomporre il dolce e ricoprirlo interamente con la marmellata setacciata e riscaldata e decorare con mandorle a lamelle a piacere e zucchero a velo. • 

a cura del Ristorante Montoni

Sogliola in turbanti di Mago Merlino

sogliolaFar mangiare il pesce o le verdure ai bambini è un’impresa per la maggioranza delle mamme... allora, facciamoci aiutare dalla creatività per proporre ai nostri figli ricette sane, buone ma soprattutto così fantasiose che attireranno la loro curiosità, per lo meno ad assaggiare! 

E spesso il primo boccone basta per “convinverli” che il sapore non è così male come s’immaginavano e che “quella cosa estranea” proposta nel piatto è abbastanza gustosa da poter esser mangiata volentieri.. .e magari anche fare il bis! 

Oggi vi porponiamo una ricetta di pesce semplice, molto gustosa e di sicuro effetto da cucinare ai bambini, basta presentarla condita di tanta “fantasia”! Ecco a voi i “turbanti di Mago Merlino”, una ricetta dello Chef Pasqualino Montoni:

Ingredienti
80g filetti di sogliola, 100g patate, 90g zucchine, 80g carote, un cucchiaino di formaggio grattugiato tipo grana padano, sale e pepe q.b.

Preparazione
Lava le verdure, pela le patate, spunta e gratta le carote, spunta le zucchine. Taglia il tutto a pezzetti piccoli e cuoci gli ortaggi ridotti a cubetti per circa 20 minuti in acqua bollente salata. Filtra e tieni da parte il brodo vegetale. 

Sciacqua con cura sotto l'acqua corrente i filetti di sogliola già puliti e tagliali a metà per il lungo, aggiusta di sale e di pepe e poi arrotola i filetti creando degli involtini. Adagiali delicatamente a testa in su in una piccola teglia rivestita di carta da forno.

Versa mezza tazza (100 ml) di brodo delle verdure e cuoci in forno già caldo a 180° C per 15-20 minuti circa. Estrai la teglia, spolvera il pesce con il formaggio grattugiato e fai dorare per altri 5 minuti. •

a cura del Ristorante Montoni

golose e invitanti crocchette di pesce per piccoli marinai!

crocchette di pesceRicetta dello Shef Pasqualino Montoni

Il merluzzo o nasello è un pesce povero di grassi e quasi tutti polinsaturi Omega 3 che riducono il colesterolo cattivo (LDL-Colesterolo) e aumentano quello buono (HDL-Colesterolo). È ricco anche di proteine, vitamine del complesso B e di sali minerali come fosforo, calcio, iodio e ferro. Insomma fa veramente bene ai nostri bambini e anche a noi! 

Ecco come preparare una succulenta ricetta veramente semplice da eseguire ma che farà un figurone e che soprattutto farà felici anche i più piccoli!

Ingredienti:
500 gr. di merluzzo o nasello (fresco o congelato);
3 uova; 
farina q.b.; 
pangrattato q.b.

Preparazione: fate lessare il pesce facendo attenzione a non cuocerlo troppo (andrà fatta anche la cottura al forno). Quando è cotto, scolatelo per bene, tritatelo grossolanamente e mettetelo in una ciotola capiente. Aggiungete un uovo, il sale e la farina necessaria per ottenere un impasto compatto. 

Sbattete le altre due uova e mettete il pangrattato in un piatto piano. Create delle polpettine dalla forma allungata, immergetele una alla volta nell'uovo sbattuto e quindi passatele nel pangrattato. Mettete le crocchettine in una pirofila e cuocete in forno a 180° per 10 minuti circa, fino a quando non diventano leggermente dorate. Servitele calde.

Per un’occasione speciale è una buona idea accompagnarle da una fetta di pomodoro e un po di salsa di maionese, il tutto racchiuso in un succulento pane da tramezzino.•

a cura del Ristorante Montoni
Palestrina (RM)

Carbone dolce della Befana

carboneSecondo la tradizione, il carbone vero veniva portato al posto dei regali a tutti i bambini che durante l’anno erano stati cattivi... Oggi, il carbone dolce sostituisce quello vero ed è portato ai bambini per scherzo o... meritatamente!

La preparazione del carbone dolce non è particolarmente difficile, ma il vero problema è reperire il colorante alimentare nero, quindi vi proponiamo una calza della Befana in tanti colori allegri e vivaci... siamo certi che ai vostri bambini piacerà molto!

Per il carbone cominciate preparando lo sciroppo: mettete in una pentola dal fondo spesso in acciaio, non antiaderente, 300 gr di zucchero semolato e coprite lo zucchero con acqua fredda. Mescolate velocemente e lasciate bollire fino a che il caramello non diventi biondo (10-15 minuti).

Nel frattempo preparate la glassa: montate l'albume a neve aiutandovi con una planetaria o con un robot da cucina; aggiungete 200 gr zucchero, un cucchiaio di alcol (o vodka), lo zucchero a velo e il colorante alimentare (se utilizzate il colorante alimentare in polvere ne occorrerà solo la punta di un cucchiaino, una dose maggiore se utilizzerete i coloranti liquidi). Mescolate per ottenere un colore omogeneo e una glassa piuttosto densa.

Quando il caramello comincia a diventare biondo, versate all'interno della pentola (tutta in una volta) la glassa colorata e mescolate velocemente il composto per amalgamarla bene, quando si sarà amalgamato attendete qualche secondo che il composto aumenti di volume. Durante questa operazione abbassate il fuoco, in modo tale che il composto non si attacchi alla pentola.


Preparate uno stampo raccolto e alto (tipo quello da plum cake), e versate il composto all'interno, poi schiacciatelo delicatamente con il dorso di un mestolo di legno per renderlo ben compatto e fate raffreddare. Una volta raffreddato tagliate il carbone dolce della befana a pezzettini e mettetelo nelle calze dei vostri bambini!    

Ingredienti per lo sciroppo:
Acqua: q.b.
Zucchero semolato: 300 gr
Per la glassa:
Alcol puro: 1 cucchiaio
Uova: 1 albume
Zucchero: al velo 100 gr
Zucchero semolato: 200 gr
Coloranti alimentari: q.b.

La Videoricetta è consultabile sul sito: http://ricette.giallozafferano.it/Carbone-dolce-della-befana.html

Gelati... che passione!

gelatoIl gelato viene considerato un alimento completo e sano, tanto che molti nutrizionisti lo consigliano, soprattutto nel periodo estivo, come un valido sostituto del pasto. Il gelato infatti contiene buone percentuali di proteine, carboidrati, grassi, fosforo, calcio e vitamine A, B1 e B2. Vediamo come preparare un ottimo gelato in casa con un solo ingrediente indispensabile: la gelatiera!

Cos'è il gelato? E' un insieme di sostanze mescolate che congelando ingloba aria, grazie al movimento meccanico della pala.
Le sostanze che abbassano il punto di congelamento sono lo zucchero liquido e l'alcool.  L'albume ha qualità schiumogene, che possono aiutare a ottenere un gelato più cremoso. I gelati sono buonissimi quando sono appena stati preparati. Se li dovete preparare in anticipo, toglieteli dal congelatore 15 minuti prima di servirli e trasferiteli nella parte alta del frigo. Si ammorbidiranno leggermente. Conservatelo in contenitori ben chiusi.

Per rendere il gelato "casalingo" cremoso oltre allo zucchero che apporta dolcezza, si può usare il miele, preferibilmente quello di Acacia, che è piu' neutro come sapore. Per chi volesse utilizzare il fruttosio al posto dello zucchero, tenete conto che dolcifica di più e dovrete inserirlo rispetto allo zucchero nella proporzione di 3:4. Nella maggior parte di ricette per gelatiere viene messo il tuorlo d'uovo anche in gusti che non lo necessitano (ad es. il cioccolato)… Perchè?
L'uovo tra le tante proprietà ha anche quella di contenere la lecitina, che e' il più potente emulsionante in natura, per questo viene introdotto in molte ricette casalinghe, per dare un' emulsione ai grassi. Allora perchè non è stato introdotto nelle ricette sotto riportate? Il vantaggio nel mettere il tuorlo è quello di avere un gelato più caldo e più stabile. Lo svantaggio è quello di avere dei gusti (non di crema) con un retrogusto di uovo. Visto che il gelato a casa viene preparato per essere consumato se non subito dopo qualche ora, il consiglio è quello di evitare di mettere il tuorlo là dove non è caratterizzante per quel gusto. Ecco come miscelare le materie prime: è sempre bene riscaldare i liquidi (latte, panna o acqua, miele), per poi inserire gli zuccheri e gli altri ingredienti (cacao, tuorlo).  E' sempre buona norma far raffreddare le miscele in frigorifero prima di metterle in gelatiera.

Al Cioccolato: mettiamo a scaldare latte e panna, nel frattempo misceliamo lo zucchero con il cacao e quando siamo vicini al punto di ebollizione inseriamo il tutto e giriamo con una frusta. Accertarsi che il cacao sia completamente sciolto, ci possiamo avvalere anche di un mix da cucina per omogeneizzare meglio la miscela.

Al Fondente: mettiamo a scaldare l'acqua, portarla ad ebollizione e aggiungere lo zucchero, poi togliamo il pentolino dal fuoco e inseriamo i blocchi di cioccolato che aiuteremo a sciogliere con una frusta. Questa operazione è bene non farla sopra il fornello acceso, dove rischiamo di bruciare il fondente.

Alla crema: consiglio di aggiungere alla miscela zucchero-tuorlo un pò di limone grattato fino, oppure delle scorze di limone direttamente nel pentolino con latte e panna a scaldare per poi essere tolte prima di introdurre la miscela di zucchero-tuorlo.

Alla frutta (fragola,limone): scaldiamo l'acqua e aggiungiamo lo zucchero, agitiamo con una frusta per sciogliere bene lo zucchero. Lasciamo raffreddare la miscela e successivamente inseriamo le fragole e frulliamo con un mix da cucina, o nel caso del limone aggiungiamo il Succo senza dover necessariamente frullare. Nel caso della fragola potete aggiungere del succo d'arancia alla ricetta per esaltarne il sapore.


Ecco le dosi:
ricetta

 

 

 

 

 

 

 

a cura di Ilaria Zamboni

Meringata ai lamponi e cioccolato bianco

meringataPer prima cosa preparate le scaglie di cioccolato bianco che serviranno per guarnire: passate sulla tavoletta di cioccolato bianco il pelapatate formando dei ricci che metterete in freezer.

Ora preparare la meringa: con le fruste elettriche montare a neve fermissima gli albumi con il sale, lo zucchero ed il fruttosio per almeno 20 minuti, aggiungendo solo alla fine il succo di limone. Disegnate un cerchio diametro 24 cm su un foglio di carta forno e sistematelo sulla placca con la parte bianca verso l'alto. Mettete circa 1/4 della meringa in una tasca da pasticciere e distribuitela sul foglio, seguendo il disegno. Preparate allo stesso modo altri 3 dischi di meringa che serviranno come basi per la vostra torta. Con la meringa restante preparate delle piccole meringhe per guarnire la torta. Infornate a  60-70 gradi e lasciatele cuocere per almeno 4 ore, tenendo la porta del forno leggermente socchiusa.

Lavate e tagliate i lamponi a piccoli pezzetti, quindi irrorateli con qualche goccia di limone e metà dello zucchero. Frullate la ricotta con il resto dello zucchero fino ad ottenere un composto liscio e cremoso al quale unirete con delicatezza la panna precedentemente montata e il cioccolato bianco sciolto a bagnomaria ed oramai tiepido. Unite ora anche i lamponi a pezzetti ma senza il succo che hanno prodotto. Ora componete la torta: prendete un disco di meringa e bagnatelo con un po di succo dei lamponi che avete tenuto da parte e poi ricopritelo con uno strato di farcia, e procedete a strati fino a ultimare i dischi di meringa. Nell'ultimo strato ricoprite la farcia con i lamponi interi, le piccole meringhe rimaste e le scaglie di cioccolato bianco e... Buon appetito!

Ingredienti per la base di Meringa:
qualche goccia di succo di Limone
1 pizzico Sale
Albumi 400 gr
Fruttosio 200 gr
Zucchero a velo 100 gr

Per guarnire:
Lamponi (o fragole) 200 gr
qualche piccola meringa
scaglie di cioccolato bianco 50 gr





Per la farcitura:
Lamponi (o fragole) 400 gr
qualche goccia di succo di Limone
Ricotta freschissima 500 gr
cioccolato bianco 200 gr
1 pizzico Sale
Zucchero a velo 100 gr
Panna montata 250 ml

Tronchetto bianco: una dolce golosità in versione tradizionale e "light"

tronchetto NatalePer la farcia: amalgamate la ricotta al cacao precedentemente setacciato (od alla crema di nocciole), aggiungete il miele, le nocciole tritate e mescolate con una frusta a mano. Mettetela in frigo a riposare.

Per la base biscotto: con la frusta elettrica montate a neve gli albumi e 2 cucchiai di fruttosio (o zucchero). Montate anche i rossi con il resto del fruttosio (o zucchero) e quando cominceranno a "scrivere", amalgamate le farine e il lievito. Aggiungete delicatamente i bianchi montati a neve, facendo attenzione a non smontarli. Ricoprite di carta la teglia del forno e versatevi il composto che dovrà essere alto circa 1 cm.
 
Versate "a pioggia" un paio di cucchiai di fruttosio (o zucchero) su uno strofinaccio da cucina pulito della gradezza della teglia del forno. Tirate fuori dal frigo la farcia. Cuocete il dolce nel forno ventilato a 150° per circa 6-7 minuti, finché non diventa dorato in superficie. Rovesciate il dolce sullo strofinaccio e spalmateci velocemente la farcia. Il dolce va composto appena sfornato, altrimenti non riuscirete ad arrotolarlo perché si rompe. Aiutatevi prendendo lo strofinaccio dal lato lungo e arrotolate il dolce su se stesso formando un salsicciotto. Lasciate freddare un paio d'ore. Potete preparare in dolce anche il giorno prima, conservandolo in frigo.

Decorazione: montate la panna con la frusta elettrica e a metà operazione aggiungete il futtosio (o zucchero) a velo (potete tritarlo voi con il mixer ad alta velocità), la fecola di patate e la scorza di limone continuando a montare fino a giusta consistenza. Mettete in frigo.

Prendete il rotolo e tagliatelo a metà. Tagliate in diagonale l'estremità della prima metà per formare il ramo in alto. L'altra metà va tagliata sempre in diagonale a circa tre quarti della lunghezza. A questo punto avrete 4 pezzi. Prendete il più lungo (che avrà un lato tagliato in diagonale e l'altro dritto) e mettetelo sul piatto da portata. Cominciate a ricoprirlo di panna montata che spatolerete sul dolce per simulare la neve. Per fare il ramo in alto, vicino alla casetta, prendete il pezzo più corto e attaccatelo con la faccia diagonale al tronchetto già spalmato di panna montata. Prendete gli altri 2 pezzi e fate aderire la faccia diagonale di ognuno al tronchetto già spalmato di panna, in modo da formare una Y (vedi foto). Il pezzo più lungo va in basso e quello più corto in alto.

Ricoprire tutto di panna montata facendo attenzione a lasciare le facce dei tronchi libere, come da foto. Ora potete sbizzarrirvi a mettere le decorazioni che potrete acquistare in pasticceria, oppure prepararle voi.
Staccionata: sciogliete 100 gr di cioccolato fondente e mettetelo in una sac a poche. Disegnate la staccionata su un foglio di carta forno facendo delle righe verticali parallele lunghe circa 3 cm e 2 righe orizzontali che collegano il tutto.  Lasciare indurire la cioccolata. Casetta: per fare le pareti unite 4 tavolette di cioccolato a foglia sottile (tipo “Nero Perugina”) con un po' di cioccolato fuso rimasto nel sac a poche. Con altre foglie e lo stesso procedimento realizzate il tetto ed il comignolo. Una volta asciugata la cioccolata, potete "imbiancare" il tetto e la staccionata con un po' di panna montata. Sistemate le decorazioni a piacere sul dolce. Il lavoro è finito: buon appetito!

INGREDIENTI dalla Tradizione
Per la base biscotto:
4 uova
4 cucchiai di zucchero
(più un po’ per la decorazione)
4 cucchiai farina OO
1 cucchiaino di lievito x dolci

Per la farcia:
200 gr ricotta
400 gr crema spalmabile di nocciole

Per decorare:
500 ml panna da montare
50 gr zucchero a velo vanigliato
200 gr cioccolato fondente
a sfoglia sottile
2 cucchiai fecola patate (o farina riso)
100 gr cioccolato fondente
5 meringhe
zucchero q.b.
scorza limone

INGREDIENTI versione “light”
Per la base biscotto:
4 uova
4 cucchiai di fruttosio
(più un po’ per la decorazione)
1 cucchiaio di farina integrale
1 cucchiaio fecola patate
2 cucchiai farina di kamut (o farro)
1 cucchiaino di lievito x dolci

Per la farcia:
500 gr ricotta
8 cucchiai nocciole tritate
6 cucchiai cacao amaro
2 cucchiai miele acacia

Per decorare:
500 ml panna da montare
40 gr futtosio vanigliato
200 gr cioccolato fondente a sfoglia sottile
2 cucchiai fecola patate (o farina riso)
100 gr cioccolato fondente
5 meringhe - fruttosio q.b.
scorza limone

Torta di Arlecchino

torta arlecchinoAccendete il forno in modalità “statico” a 180° (se avete questa opportunità per evitare rigonfiamenti o gobbe indesiderate che si formano durante la cottura). Montate gli albumi con 60gr di zucchero, poi montate i tuorli con il restante zucchero fino a che non diventeranno una crema spumosa chiara. Aggiungete a questo composto l'olio, mescolate bene, poi versate lo yogurt, ed infine la farina setacciata con il lievito. Per ultimo, incorporate lentamente con movimenti che vanno dall'alto verso il basso gli albumi montati a neve.

Dividete l'impasto in 4 parti e colorate con i coloranti alimentari. La parte scura la otterrete con il cacao amaro sciolto in poche gocce d'acqua. Per distribuire l'impasto nella tortiera ed ottenere l'effetto del colore a striscie, procedete versando un cucchiaio di una crema colorata al centro della tortiera ben imburrata, a questo aggiungete sempre al centro del mucchietto appena versato un altro cucchiaio d'impasto del colore diverso, al quale aggiungerete un altro cucchiaio al centro del precedente di un altro colore e così via, fino ad esaurire le preparazioni.

La crema della torta si distribuirà pian piano formando in superficie tanti cerchi colorati, che in cottura rimarranno ben distinti e formeranno un disegno a onde. Mettete nel forno caldo per circa 30 min. e lasciate la torta nel forno per altri 10. Non oltrepassate questi tempi per non seccarla troppo. Servire con la panna montata a parte. Buon appetito!

Per gli ingredienti: 3 uova, 150gr di zucchero, 150gr di farina Manitoba, 100 gr farina di mandorle, 120ml olio semi, 1 vasetto yogurt, 2 cucchiaini di lievito per dolci, colorante alimentare rosa e azzurro. 1 cucchiaio di cacao amaro sciolto in un dito di acqua. Panna montata per servire (facoltativo). •


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