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Il gioco del “Lausanne Trilogue Play”... cos è?

Che il gioco sia una buona cartina tornasole per misurare lo stato di salute delle relazioni familiari è fatto ben noto a chi si occupa di famiglia da sempre. Le relazioni familiari rivestono grande importanza per lo sviluppo del bambino:

in caso di alta conflittualità tra i genitori, accade spesso che il Giudice della separazione/divorzio, su richiesta di uno o entrambi i genitori, demandi ad un proprio ausiliario, detto Consulente Tecnico d’Ufficio, la valutazione delle capacità genitoriali. 

È proprio grazie all’osservazione delle modalità di interazione durante il gioco tra i membri della famiglia che il C.T.U. avrà la possibilità di capire la qualità delle loro relazioni. Lo strumento appena descritto prende il nome di Lausanne Trilogue Play ed è applicabile a diversi contesti di intervento, quali la terapia familiare e programmi a sostegno della genitorialità, negli interventi di spazio neutro come mezzo promozione di un cambiamento.

Nel Lausanne Trilogue Play si propone alla famiglia di giocare per circa 20 minuti, seguendo 4 parti: nella prima, un genitore gioca con il figlio e l’altro si limita ad osservare, nella seconda i genitori si invertono di ruolo, nella terza la triade gioca insieme e nella quarta il figlio gioca da solo mentre mamma e papà parlano tra loro.

Questa interazione viene videoregistrata e analizzata attraverso quattro livelli.

Le domande che il terapeuta/osservatore si pone sono le seguenti : “hanno partecipato tutti al gioco?”, “ognuno ha rispettato il proprio ruolo?”, “sono stati tutti attenti all’attività in corso?”, “C’è stata una condivisione emotiva?”

Si osservano, poi, eventuali alleanze familiari. Trovandosi a “giocare” in un momento spesso di conflitto si porta la famiglia a sperimentare le emozioni scaturenti dal lavorare come una squadra, condividendone il piacere e il divertimento.

I genitori sono chiamati ad assumere ciò che compete al loro ruolo, ovverosia cooperare e coordinarsi per aiutare il bambino a portare avanti il compito condiviso. 

Compito del figlio - ciò che può apparire banale ma che in realtà non lo è soprattutto in contesti di dissidio familiare, dove si assiste spesso ad una pericolosa inversione dei ruoli - è quello di lasciarsi guidare dai genitori. 

Essere a conoscenza dell’esistenza di questa metodologia può essere utile in caso di necessità, per agevolare sempre di più il benessere dei bambini, specialmente in condizioni delicate come quelle sopra descritte.

di Michela Foti
Avvocato in Bologna, Mediatrice Familiare iscritta ad A.I.M.S., autrice

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