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Mettersi in gioco... per rendere la vita un gioco!

Stavolta vi parlerò di mia nonna e del suo contributo nella mia vita, su questo tema. Il gioco è un passatempo divertente, coinvolgente ed edificante.

Per i bambini è facile: il gioco è il loro compito, il modo per sperimentarsi e crescere. Noi adulti abbiamo il lavoro.

Seymour Papert - matematico, informatico e insegnante, nella sua ricerca ha definito quattro componenti che caratterizzanoil divertimento (FAN):

  • una parte che richiede impegno, che stimolae porta al confine di ciò che sai fare e di ciò che non sai fare (Hard Fan);
  • una parte che attiva la creatività -come raccontare storie, fare musica, dare forma al proprio pensiero e sentimento (Easy Fan);
  • una parte che deriva dal coinvolgimento di altre persone (People Fan);
  • una parte appagante, che fa sentire di fare qualcosa di buono, di utile per sé stessi e per gli altri (Serios Fan).

Questa descrizione rafforza il profondo valore del giocoe suggerisce che quando nelle nostre attività sono presenti queste componenti è presente il divertimento.

Sono stata una bambina fortunata: vivevo in un paese e avevo una nonna a mia disposizione che mi assicurava stabilità con la sua presenza e il suo affetto. Mi portava con se: nell’orto, a fare passeggiate nei boschi per raccogliere i frutti delle diverse stagioni, sulla spiaggia a prendere conchiglie e lungo i torrenti. I miei giochi che condividevo con mia cugina e gli amici erano fare pozioni magiche con il glicine, andare a cavallo sui rami del pepe, creare casette sugli alberi. 

Fu questo contatto semplice e sicuro con la natura a farmi scegliere di studiare Geologia, ma era una visione romantica della natura e non fu così facile trovarla negli studi scientifici. Perseguire la laurea fu faticoso.  Non avrei mai potuto essere una Geologa di cantiere e l’unica possibilità di lavoro per me era nella ricerca o nel rilevamento.

Vidi nel master per imparare a rilevare i terreni la possibilità di creare un’attività adatta alle mie caratteristiche. Per circa 15 anni ho svolto questa attività nella quale riuscivo a trovare stimoli per la scoperta, piacere della condivisione e in una certa misura spazio per la mia creatività. Tuttavia non mi sentivo appagata ed effettivamente utile.  Quando il lavoro iniziò a pesarmi trovai i miei nuovi giochi. Ogni mattino prima di uscire dedicavo loro del tempo perché al ritorno a casa non ne avrei avuto le forze.

Queste attività ancora oggi sono per me giochi divertenti e appaganti ma anche strumenti di lavoro. Al principio mi avvicinai allo studio dei Fiori di Bachcon i quale iniziai a riconoscere il mio modo di essere attraverso i loro significati. Poi mi sono appassionata alla Morfopsicologia che è un mezzo per conoscere gli altri e conoscere sé stessi attraverso le forme del viso. In seguito furono i Numeri, le Lettere e gli Arcani Maggiori dei Tarocchi, attraverso la data di nascita e la lettura del nome e cognome a stimolare il mio desiderio di conoscere l’essere umano. Forse il più eccentrico tra tutti i miei giochi è il Sincronario Mayaun strumento per sintonizzarsi con il Tempo inteso come Arte che permette di ampliare la percezione di sé stessi e la percezione di un mondo molto più grande.

Conoscere me stessa e conoscere gli altri è il mio gioco preferito appassionante, coinvolgente, edificante… su questo ho costruito la mia professione attuale attraverso corsi di formazione pluriennali specifici indirizzati all’aiuto alla persona e alle relazioni.

Forse mai come in questo momento nel quotidiano ci confrontiamo con difficoltà e soddisfazioni, ostacoli e piaceri.  Come fare sì che il nostro tempo contenga i nostri giochi?

L’idea che promuovocerca e scopre, nelle nostre esperienze, l’elemento che aiuta a conoscerci sempre un po’ di più,richiede di fare scelte sentite e che ci mettano effettivamente in gioco e invita ad accogliere ogni situazione che la vita propone.. come un gioco.

di Silvia Pelle
counselor relazionale a indirizzo Voice Dialogue 

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