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Il gioco: un serissimo jogging per la mente

“Il gioco è come un caleidoscopio” sostiene Marc Bekoff biologo evolutivo dell'Università del Colorado, nel senso che è creativo e casuale.

Per questo favorisce flessibilità e creatività che in futuro potrebbero rivelarsi particolarmente importanti per risolvere situazioni impreviste e problematiche con il conseguente sviluppo dell'adattamento all'ambiente.

Il gioco è anche una modalità di apprendimento ed una opportunità di imparare, tanto più se fatto all'aperto: in un prato, in mezzo alla terra ma anche in un piazzale purché sia fuori casa. È proprio all'aperto che i bambini possono muoversi, correre, saltare e sono ormai molte le ricerche che dimostrano come l'attività fisica favorisca lo sviluppo intellettuale. 

Perché il movimento alimenta la mente?

La risposta è nel cervello dicono i neuropsicologi. Uno studio condotto nel 2003 presso la Washington State University indica che il gioco favorisce lo sviluppo neurale delle aree coinvolte nelle funzioni “più alte” del cervello, come le reazioni emotive e l'apprendimento sociale.

Il gioco in movimento  rilascia una proteina (BDNF) che stimola la crescita di nuovi neuroni. Il gioco libero, quindi, è fondamentale per l'acquisizione della competenza sociale e per la costruzione di capacità cognitive come il problem solving. 

L'attività fisica aumenta il benessere mentale. Da diversi studi è emerso che i bambini dopo lo sport sono di buonumore e soddisfatti di sé. Tutto ciò nel tempo può favorire la costruzione di un'immagine positiva di sé. Se è vero che saltare rinforza l'autostima allora il movimento e le esperienze collegate ad esso imprimono atteggiamenti ed abitudini che influenzano il corso dell'esistenza.

È proprio di abitudini che vorrei parlare: come mai nei paesi nordici i bambini sono lasciati molto più liberi di giocare all'aperto, nonostante il clima sfavorevole, e noi al contrario, siamo così riluttanti a far muovere all'aperto i nostri figli?

La risposta va ricercata nel legame tra ambiente e cultura.

Il clima influenza la cultura cioè le credenze, le opinioni, le abitudini per cui “Gioca pure, ma non sporcarti, non sudare, non correre, stai fermo, attento a non farti male...” sono al primo posto tra gli incitamenti detti ai nostri figli, che condizionano il momento ludico. Poi troviamo un eccessivo bisogno di protezione e di controllo, per paura di non assolvere alla funzione primaria di accudimento e cura.

Con ciò non voglio dire che tale bisogno sia una prerogativa di noi mamme italiane ma sicuramente le nordiche lo vivono in modo diverso, sono cioè più propense a lasciare i bambini liberi di agire, muoversi, di acquisire autonomia. Perché i giochi preferiti da noi mamme sembrano essere quelli più sedentari e controllati?

Il genitore ideale ovviamente non esiste. Il genitore perfetto non esiste, ma esiste il genitore che impara e fa tesoro delle esperienze fatte. L'essenziale è capire cosa sia veramente importante per nostro figlio. Il gioco libero, spontaneo, all’aperto è un diritto del bambino e limitarlo può produrre una generazione di adulti ansiosi, infelici e socialmente disadattati. 

I punti fondamentali da tenere a mente:

I bambini hanno bisogno di stare all'aperto, saltare, inseguirsi, correre, per tre motivi:

  1. il movimento riduce il livello dell'ormone dello stress, il cortisolo, rilasciato dall'ipofisi in condizioni di stress psichico;
  2. il contatto con la natura rinforza l'autostima e l'amore per se stessi;
  3. il gioco all'aperto favorisce lo sviluppo della creatività, della spontaneità e delle capacità logiche, perchè è solo fuori che gli stimoli sono sempre nuovi, vari e reali. Un ambiente chiuso stimola meno il bambino se non con stimoli virtuali, propri dei giochi elettronici, che sono oggettivamente meno socializzanti e creativi di quelli fatti all'aria aperta. Tra l'altro, non fa riflettere forse che gli stessi videogames hanno come location d'azione proprio luoghi aperti?

il gioco libero, spontaneo, all'aperto è un diritto del bambino e limitarlo può produrre una generazione di adulti ansiosi, infelici e socialmente disadattati. E allora? Sicuramente non sbagliamo se diamo la giusta importanza a quel serissimo bisogno di giocare all'aperto.•

A cura della dott.ssa Alessia Mattei,
psicologa

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